Oceania e Pacifico

Esploratori del Pacifico e racconti di viaggio in Oceania

Quando Magellano sbuca nell'oceano nel novembre 1520, crede che la traversata durerà poche settimane. Ne dura più di tre mesi, e il vicentino Antonio Pigafetta racconta il biscotto brulicante di vermi, il cuoio dei pennoni messo a bagno per poterlo mangiare, gli uomini che muoiono di scorbuto. Questo primo racconto del Pacifico ne fissa a lungo la smisuratezza: un oceano così vasto che lo si attraversa senza vedere le isole. Gli spagnoli partiti dal Perù lo solcano poi in cerca di una Terra australe che avrebbe dovuto equilibrare il globo: Álvaro de Mendaña tocca le isole Salomone nel 1568 e le Marchesi nel 1595, e Pedro Fernández de Quirós crede di trovare il continente australe a Vanuatu nel 1606.

Gli olandesi arrivano da ovest. Nel 1642 Abel Tasman costeggia la terra che porterà il suo nome e poi la costa della Nuova Zelanda, dove il primo contatto con i Maori finisce in uno scontro. L'inglese William Dampier, ex bucaniere, descrive nel 1688 e nel 1699 le coste aride della Nuova Olanda, la futura Australia, e dei suoi abitanti traccia un ritratto molto duro. Jacob Roggeveen approda all'isola di Pasqua il giorno di Pasqua del 1722.

La seconda metà del Settecento fa del Pacifico il grande teatro della scienza dei Lumi. Samuel Wallis tocca Tahiti nel 1767; Louis-Antoine de Bougainville vi fa scalo l'anno seguente e, nel suo racconto del 1771, la battezza Nuova Citera. Diderot ne trae il suo Supplemento, e l'isola diventa per l'Europa lo specchio di una società senza peccato né proprietà, proprio mentre marinai e naturalisti vi portano le malattie e il commercio. Le grandi spedizioni britanniche e francesi imbarcano astronomi, botanici e disegnatori, e tracciano la carta della Nuova Zelanda, della costa orientale dell'Australia e delle Hawaii. Quella di La Pérouse scompare nel 1788; Peter Dillon e poi Dumont d'Urville ne ritrovano le tracce a Vanikoro nel 1827-1828.

L'Ottocento è il secolo dei missionari, dei balenieri, dei coloni e degli scrittori. La London Missionary Society sbarca a Tahiti nel 1797; Charles Darwin passa da Tahiti, dalla Nuova Zelanda e dall'Australia a bordo del Beagle nel 1835-1836; Herman Melville diserta da una baleniera alle Marchesi nel 1842 e ne ricava il suo primo romanzo. Robert Louis Stevenson finisce i suoi giorni alle Samoa. Di secolo in secolo lo sguardo scivola dal paradiso sognato all'inventario scientifico, poi alla nostalgia di un mondo che il contatto ha sconvolto.

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