Per epoca

Racconti di viaggio del Seicento

Nel Seicento le rotte aperte nel secolo precedente diventano linee regolari, e il viaggio passa dalle mani delle corone a quelle delle compagnie. La Compagnia inglese delle Indie orientali nasce nel 1600, la VOC olandese nel 1602, la Compagnia francese delle Indie orientali nel 1664. Le loro flotte salpano ogni anno, i loro scali si susseguono dal capo di Buona Speranza a Batavia, fondata nel 1619, e i loro impiegati, mercanti, chirurghi, soldati o semplici marinai, diventano altrettanti testimoni.

Il commercio domina, ma non è solo. Le missioni formano l'altra grande rete: gesuiti, cappuccini e carmelitani, e dal 1622 la congregazione romana di Propaganda Fide, inviano religiosi dalla Nuova Francia alla Cina. Le Relazioni dei gesuiti, pubblicate ogni anno a Parigi dal 1632 al 1673, fanno conoscere ai lettori francesi i popoli del San Lorenzo e dei Grandi Laghi. In Cina la missione del maceratese Matteo Ricci sopravvive alla sua morte nel 1610 e mette dotti europei al servizio dell'imperatore. Le ambascerie completano il quadro: negli anni Trenta Adam Olearius segue una delegazione del duca di Holstein fino a Isfahan.

È il grande secolo dei viaggiatori mercanti e degli osservatori colti. Il gioielliere Jean-Baptiste Tavernier compie sei viaggi in Persia e in India e vende i suoi diamanti a Luigi XIV; il medico François Bernier vive una dozzina d'anni nell'impero del Gran Mogol; Jean Chardin descrive la Persia safavide con una precisione che farà testo per un secolo. Il romano Pietro della Valle percorre l'Oriente per dodici anni e ne scrive in lettere a un amico napoletano; il viaggiatore ottomano Evliya Çelebi registra quarant'anni di spostamenti nel suo Libro dei viaggi. Nel Pacifico Abel Tasman avvista nel 1642 la Tasmania e la Nuova Zelanda, e il bucaniere William Dampier pubblica nel 1697 un giro del mondo dal successo immenso.

Il secolo conosce anche chiusure. Il Giappone espelle i portoghesi nel 1639 e lascia agli olandesi soltanto l'isolotto di Dejima, nella baia di Nagasaki. In Cina la caduta dei Ming nel 1644 e l'avvento dei Manciù sconvolgono l'impero descritto dai missionari. Chi si avventura fuori dagli scali lo fa spesso suo malgrado, come prigioniero, naufrago o ostaggio.

Cambia il pubblico. I racconti escono in lingua volgare, spesso illustrati da incisioni, e si vendono bene; le raccolte di Samuel Purchas a Londra e di Melchisédech Thévenot a Parigi raccolgono il testimone del secolo precedente. La scienza nascente se ne impadronisce: la Royal Society, fondata nel 1660, pubblica già nel 1666 istruzioni per i naviganti, elenchi di domande precise su venti, maree, piante e popoli. Il viaggiatore diventa un informatore da interrogare e da smentire. Il meraviglioso arretra davanti alla misura e alla testimonianza controllata, ma sopravvive nelle camere delle meraviglie, dove il dente di narvalo passa ancora per corno di unicorno. E i filosofi, da Locke a Bayle, trovano nei racconti di viaggio argomenti contro le certezze dell'Europa.

Questa sezione riunisce le nostre edizioni di racconti del Seicento e un repertorio di testi affini, per leggere ciascuno nel tempo delle compagnie, delle missioni e delle prime accademie.

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XVII secolo

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