Americhe Selvagge

Racconti di viaggio in America, dal San Lorenzo all'Amazzonia

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo annota nel suo diario la nudità dei Taíno, la dolcezza dell'aria e l'oro che crede di intravedere ovunque. Il tono è dato per un secolo: i primi racconti americani mescolano osservazione e attesa, ciò che i viaggiatori vedono e ciò che sono venuti a cercare. Le lettere di Amerigo Vespucci, stampate in tutta Europa dal 1503, diffondono l'idea di un «Nuovo Mondo» e finiranno per dare il nome al continente. Quelle di Hernán Cortés a Carlo V descrivono Città del Messico, l'antica Tenochtitlan, poco prima della sua distruzione, e un vecchio soldato, Bernal Díaz del Castillo, scriverà più tardi la conquista vista dalla truppa.

Non tutti arrivarono da conquistatori. Álvar Núñez Cabeza de Vaca, naufragato sulla costa del golfo del Messico nel 1528, cammina otto anni fra i popoli del Texas e del Messico settentrionale prima di ritrovare gli spagnoli. Il tedesco Hans Staden, prigioniero dei Tupinambá del Brasile a metà Cinquecento, e il pastore ugonotto Jean de Léry, giunto nel 1557 nella baia di Guanabara, lasciano le testimonianze più vive sulle società indigene del loro tempo; alimentano il dibattito che Montaigne apre nel saggio «Dei cannibali». Sul Rio delle Amazzoni il domenicano Gaspar de Carvajal segue Francisco de Orellana nel 1542 e racconta delle donne guerriere che daranno il nome al fiume.

A nord lo sguardo è quello dei marinai, dei mercanti di pellicce e dei missionari. Samuel de Champlain descrive il San Lorenzo, i Grandi Laghi e l'alleanza con gli Uroni-Wendat all'inizio del Seicento; le Relazioni dei gesuiti, pubblicate ogni anno a Parigi dal 1632 al 1673, fanno conoscere all'Europa le lingue, i riti e le guerre dei popoli della Nuova Francia. Nel Settecento il barone di Lahontan e poi i philosophes fanno dell'indigeno americano un giudice della civiltà europea. Più a sud, le Antille e le coste dell'America spagnola diventano il teatro di corsari e filibustieri, i cui racconti di arrembaggi e assedi si leggono come romanzi.

L'Ottocento apre l'età delle spedizioni scientifiche e degli emigranti. Alexander von Humboldt percorre l'Orinoco e le Ande dal 1799 al 1804 e inventa un nuovo modo di descrivere un paesaggio; Meriwether Lewis e William Clark attraversano il continente fino al Pacifico nel 1804-1806. Migliaia di europei si stabiliscono nell'Ovest e raccontano a chi è rimasto le praterie, le fattorie e le città nascenti. Di secolo in secolo la stessa terra è paradiso, inferno, gabinetto di meraviglie e campo da dissodare: questi racconti dicono dei loro autori quanto dell'America.

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