Indie Orientali

Racconti di viaggio nelle Indie Orientali, da Goa alle isole delle spezie

Per l'Europa del Rinascimento le Indie Orientali sono anzitutto spezie: pepe del Malabar, cannella di Ceylon, chiodi di garofano e noce moscata delle Molucche. I mercanti arabi, persiani e gujarati conoscevano quelle rotte da secoli, e Ibn Battuta fu perfino qadi alle Maldive verso il 1343. Nel 1498 Vasco da Gama raggiunge Calicut doppiando il capo di Buona Speranza; nel 1510 Goa diventa la capitale dell'Estado da Índia portoghese.

Il Seicento è l'età delle compagnie: l'inglese nel 1600, l'olandese nel 1602, la francese nel 1664. Le loro flotte portano migliaia di marinai, soldati e scrivani, e alcuni tornano con un racconto: naufragi, prigionie, empori, corti principesche. L'olandese Jan Huygen van Linschoten aveva svelato già nel 1596 i segreti delle rotte portoghesi; Jean-Baptiste Tavernier e François Bernier descrivono l'India moghul, l'inglese Robert Knox i suoi diciannove anni di prigionia a Ceylon, Étienne de Flacourt la grande isola del Madagascar. Pratici e spesso vivaci, questi testi mescolano il prezzo delle merci, i costumi e i pericoli del monsone: un Oriente di empori, visto dal ponte di una nave.

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