Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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François Le Vaillant, Voyage dans l'intérieur de l'Afrique par le cap de Bonne-Espérance (1781-1784)
Dieci anni dopo il passaggio di Bernardin, un giovane ornitologo nato nella Guyana olandese sbarca al Capo, inviato da un tesoriere della Compagnia olandese delle Indie. Le Vaillant non si limita alla Montagna della Tavola: parte in carro verso est dal Capo, poi attraversa l'Orange verso il paese dei Namaqua, e rientra nel 1784 con più di duemila pelli di uccelli e una pelle di giraffa. Il suo racconto del 1790 conosce un successo immenso e viene subito tradotto ovunque, malgrado gli errori e le invenzioni che i naturalisti gli rimprovereranno. Vi si ritrovano i Khoikhoi e i coloni olandesi che Bernardin aveva osservato dalla città.
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James Cook, A Voyage to the Pacific Ocean (1784)
Nel dicembre 1776, in rotta verso il Pacifico settentrionale, James Cook getta l'ancora con la Resolution e la Discovery in una baia delle terre di Kerguelen, che battezza Christmas Harbour. I suoi uomini vi trovano il messaggio lasciato dai francesi nel 1774, prova della presa di possesso. Cook rileva la costa, descrive la vegetazione rasa, le foche e i pinguini, e suggerisce un nome destinato a fare fortuna: l'isola della Desolazione. Il suo racconto, pubblicato dopo la sua morte, conferma la scoperta del bretone proprio mentre questi, condannato dal consiglio di guerra, redige la propria difesa nel castello di Saumur.
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François Péron, Voyage de découvertes aux terres australes (1800-1804)
Proprio mentre Flinders costeggia la costa meridionale, la spedizione francese di Nicolas Baudin esplora le stesse rive provenendo da est. L'8 aprile 1802 il Géographe incrocia l'Investigator in una baia che Flinders chiama Encounter Bay, la baia dell'Incontro. Il naturalista François Péron redige il racconto ufficiale, il cui primo volume esce nel 1807 e che Louis de Freycinet porta a termine dopo la sua morte. Le carte francesi vi battezzano Terre Napoléon una parte della costa che Flinders aveva appena rilevato, il che alimenta una lunga disputa di priorità. A sua volta, all'inizio del 1803 il Géographe fa scalo a King George Sound.
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François Péron et Louis de Freycinet, Voyage de découvertes aux terres australes (1800-1804)
È il racconto dalla parte opposta: quello della spedizione di Nicolas Baudin, che Flinders incrocia l'8 aprile 1802 a Encounter Bay. Il naturalista François Péron vi racconta la navigazione del Géographe e del Naturaliste lungo le stesse coste, poi lo scalo a Port Jackson dove i due equipaggi si ritrovano. Ma il primo volume, uscito nel 1807, ribattezza le scoperte di Flinders: la costa meridionale diventa Terra Napoléon, l'isola dei Canguri isola Decrès. Flinders, allora prigioniero all'Isola di Francia, se ne indignerà nel proprio libro. Leggere i due insieme significa vedere la stessa costa con occhi rivali.
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Jean-Baptiste Bory de Saint-Vincent, Voyage dans les quatre principales îles des mers d'Afrique (1801-1802)
Botanico della spedizione Baudin, Bory litiga con il suo capitano e lascia la nave all'Isola di Francia. Passa poi a Bourbon, dove nell'ottobre 1801 sale sul Piton de la Fournaise e dà la prima descrizione scientifica generale del vulcano, uno dei cui crateri porta oggi il suo nome. I suoi tre volumi del 1804, accompagnati da un atlante, trattano di Tenerife, dell'Isola di Francia, di Bourbon e di Sant'Elena. Trent'anni dopo Bernardin, è la stessa corona di isole vista da un naturalista di professione, che ne misura i rilievi e ne classifica le piante, là dove il suo predecessore dubitava della propria competenza e si affidava al proprio sguardo.
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Phillip Parker King, Narrative of a Survey of the Intertropical and Western Coasts of Australia (1818-1822)
Sedici anni dopo Flinders, il tenente Phillip Parker King, figlio di un ex governatore del Nuovo Galles del Sud, riceve l'incarico di completare il rilievo delle coste che l'Investigator, troppo malridotto, aveva dovuto lasciare incompiuto. Con il piccolo cutter Mermaid e il botanico Allan Cunningham, getta l'ancora a King George Sound nel gennaio 1818. Vi cerca invano la bottiglia che Flinders aveva lasciato con il racconto del suo passaggio, non per portarla via ma per aggiungervi qualche riga, e constata, carta alla mano, l'esattezza dei rilievi del suo predecessore. Il suo racconto, pubblicato nel 1827, prosegue verso le coste tropicali del nord e dell'ovest, ma conserva Flinders come modello costante.
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Phillip Parker King, Relation d'une reconnaissance des côtes intertropicales et occidentales de l'Australie (1818-1822)
Figlio del governatore Philip Gidley King, proprio colui che allestisce le navi di soccorso per i naufraghi della scogliera, Phillip Parker King riprende l'opera di Flinders dove la prigionia l'aveva interrotta. Tra il 1817 e il 1822, sul piccolo cutter Mermaid e poi sul Bathurst, rileva le coste settentrionali e occidentali che l'Investigator, troppo marcio, non aveva potuto completare, e a sua volta attraversa lo stretto di Torres. Il suo resoconto, pubblicato nel 1827, cita spesso il predecessore e ne corregge le carte con rispetto. Vi si ritrovano le stesse scogliere, le stesse maree insidiose e la stessa pazienza da idrografo.
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Jules Dumont d'Urville, Voyage de la corvette l'Astrolabe (1826-1829)
Nell'ottobre 1826, due giorni dopo aver avvistato il capo Leeuwin, l'Astrolabe di Jules Dumont d'Urville getta l'ancora a King George Sound, che i francesi chiamano porto del Re Giorgio. Lo scalo dura diciotto giorni. I marinai stringono rapporti amichevoli con gli abitanti, che il disegnatore Louis de Sainson raffigura in diverse tavole dell'atlante. D'Urville giudica il luogo adatto a una colonia e si stupisce che i britannici non vi si siano ancora stabiliti; poche settimane più tardi una piccola guarnigione inviata da Sydney vi fonda l'avamposto che diventerà Albany. Il racconto ufficiale, pubblicato a partire dal 1830, offre uno sguardo francese sulle rive descritte da Flinders.
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Charles Sturt, Two Expeditions into the Interior of Southern Australia (1828-1831)
Flinders aveva costeggiato Encounter Bay senza vederci sfociare alcun grande fiume. Ventotto anni dopo, Charles Sturt arriva nello stesso luogo dall'interno. Partito da Sydney, discende in baleniera il Murrumbidgee e poi il Murray fino al lago Alexandrina, a due passi dalla costa che l'Investigator aveva rilevato. La foce, insabbiata, non lascia passare alcuna barca: bisogna risalire tutto il fiume a forza di remi, stremati e a corto di viveri. Il suo racconto, pubblicato nel 1833, apre la strada alla fondazione dell'Australia Meridionale, sulle rive stesse del golfo di Saint Vincent scoperto da Flinders.
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Charles Darwin, The Voyage of the Beagle (1831-1836)
Alla fine di aprile 1836, sulla via del ritorno, il Beagle getta l'ancora davanti all'isola Mauritius, divenuta inglese. Darwin vi trova Port-Louis rimasta del tutto francese nonostante oltre venticinque anni di dominio britannico, con le sue botteghe e il suo piccolo teatro. Osserva i forzati deportati dall'India che lavorano alle strade, monta l'unico elefante dell'isola e va a vedere alla Rivière-Noire scogliere coralline sollevate sopra il mare. Il Beagle passa poi al Capo, a Sant'Elena e all'Ascensione: esattamente la rotta di ritorno di Bernardin, sessantacinque anni dopo, percorsa da un naturalista che interroga a sua volta l'età delle terre.
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Charles Darwin, Voyage d'un naturaliste autour du monde (1831-1836)
Il 6 marzo 1836 il Beagle del capitano FitzRoy entra a King George Sound per una sosta di otto giorni, l'ultima in Australia. Il giovane Charles Darwin vi vede soltanto una campagna sabbiosa e monotona, ma accompagna FitzRoy a Bald Head, dove i navigatori precedenti avevano creduto di riconoscere coralli o alberi pietrificati; vi identifica concrezioni calcaree formate attorno a radici sepolte nella sabbia. Una sera assiste a una grande danza che riunisce la gente del Sound e un gruppo venuto dall'interno. Il suo diario, pubblicato nel 1839, intreccia così il dialogo dotto con i predecessori e uno sguardo spesso duro sui popoli incontrati.
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Thomas Mitchell, Three Expeditions into the Interior of Eastern Australia (1831-1836)
Agrimensore generale del Nuovo Galles del Sud, Thomas Mitchell parte da Sydney, dove Flinders aveva rimesso in sesto la sua nave, ma verso l'interno. Durante la sua terza spedizione, nel 1836, attraversa le pianure dell'attuale Victoria, che battezza Australia Felix, e raggiunge la baia di Portland, sulla costa che Flinders aveva percorso tra Capo Northumberland e Capo Otway. Vi trova, stupefatto, coloni già insediati. Dalla cima del monte Macedon scorge Port Phillip, la baia che l'Investigator aveva esplorato. Il suo racconto, pubblicato nel 1838, accelera la colonizzazione di quelle terre.
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Jules Dumont d'Urville, Voyage au pôle Sud et dans l'Océanie sur les corvettes l'Astrolabe et la Zélée (1837-1840)
Dopo l'Antartide e le isole del Pacifico, nel 1840 Dumont d'Urville spinge le sue due corvette nello stretto di Torres, che Flinders aveva attraversato sulla sua goletta trentasette anni prima. Il 1° giugno l'Astrolabe e la Zélée si incagliano sulle secche e restano prigioniere per diversi giorni, battute dalla marea, prima di disincagliarsi. Il resoconto, pubblicato a partire dal 1841, mostra che quel passaggio non aveva perso nulla della sua fama. Offre anche una pacifica rivincita alla storia del libro: marinai francesi sulle tracce di un inglese che la Francia aveva trattenuto, e che citano le sue carte come un riferimento ormai incontestato.
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John Lort Stokes, Discoveries in Australia (1837-1843)
Ufficiale del Beagle, già a bordo durante il viaggio di Darwin, John Lort Stokes torna in Australia sulla stessa nave per completare la carta delle coste. Nel 1841 raggiunge il fondo del golfo di Carpentaria, getta l'ancora nell'Investigator Road dell'isola Sweers e vi ritrova la traccia del passaggio di Flinders. Risale poi due fiumi, che chiama Flinders e Albert, e battezza Plains of Promise le pianure erbose che scopre, promesse di pascoli per i coloni. Il suo resoconto, illustrato, si legge come una seconda visita alle rive che chiudono questo tomo, quarant'anni dopo, già con lo sguardo di una colonia in cerca di terre.
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Edward John Eyre, Journals of Expeditions of Discovery into Central Australia and Overland from Adelaide to King George's Sound (1840-1841)
Nel 1841 Edward John Eyre compie a piedi ciò che Flinders aveva fatto per mare: collegare Fowler's Bay a King George Sound lungo le scogliere della Grande Baia. Cinque mesi di marcia, quasi senza acqua, con il suo caposquadra John Baxter e tre compagni aborigeni, ai margini di una pianura che si chiamerà Nullarbor solo più tardi. Baxter viene ucciso lungo il cammino; Eyre e il giovane Wylie, originario di King George Sound, sopravvivono soltanto grazie all'insperato incontro con un baleniere francese, il Mississippi, all'ancora presso l'arcipelago della Recherche. Il diario, pubblicato nel 1845, offre l'esatto pendant terrestre di questo primo tomo.
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Joseph Beete Jukes, Narrative of the Surveying Voyage of H.M.S. Fly (1842-1846)
Naturalista e geologo del Fly, Joseph Beete Jukes trascorre quattro anni a rilevare la Grande Barriera Corallina e lo stretto di Torres, che Flinders aveva attraversato a tentoni. Nel 1844 la spedizione innalza una torre di pietra sull'isola Raine, sul bordo esterno della barriera, per segnalare alle navi un passaggio sicuro. Jukes descrive a lungo le scogliere viste da dentro e da fuori, e riprende la questione della formazione delle isole coralline che Flinders poneva a Half-way Island. Incontra anche gli isolani dello stretto, in particolare a Darnley, e ne lascia ritratti vivaci, che prolungano le pagine di questo tomo sulle isole Murray.
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Joseph Beete Jukes, Relation du voyage hydrographique du HMS Fly (1842-1846)
Geologo imbarcato sull'HMS Fly, Jukes passa quattro anni al seguito dell'equipe che rileva la Grande Barriera Corallina e lo stretto di Torres, con un rigore che rende finalmente sicura la rotta che Flinders aveva aperto al prezzo di tante notti di angoscia. Descrive la crescita delle scogliere, la vita degli isolani dello stretto, le piroghe e i mercati di tartarughe, e la costruzione di una torre di segnalazione sull'isola di Raine per guidare le navi verso il passaggio. Il suo racconto, pubblicato nel 1847, mostra il Mar dei Coralli diventato via commerciale: i pericoli segnalati da Flinders sono ormai cartografati, segnalati, quasi addomesticati.
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Ludwig Leichhardt, Journal of an Overland Expedition in Australia (1844-1845)
Nell'ottobre 1844, il naturalista prussiano Ludwig Leichhardt lascia i Darling Downs, a ovest di Moreton Bay, per raggiungere via terra Port Essington, sulla costa nord. Vi arriva più di quattordici mesi dopo, avendo perso il naturalista John Gilbert, ucciso durante un attacco notturno. Il suo percorso costeggia il fondo del golfo di Carpentaria, che Flinders aveva rilevato dal mare: là dove l'Investigator vedeva solo una costa bassa bordata di banchi, Leichhardt scopre fiumi, pianure e i popoli che le abitano. Il suo diario fa leggere al contrario la fine di questo tomo, dall'interno delle terre verso la riva.
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John MacGillivray, Narrative of the Voyage of H.M.S. Rattlesnake (1846-1850)
Naturalista del Rattlesnake, comandato da Owen Stanley, John MacGillivray segue dal 1846 al 1850 il rilievo della rotta interna del Queensland, dello stretto di Torres e della costa sud della Nuova Guinea; il giovane Thomas Henry Huxley è a bordo come assistente chirurgo. A capo York, nel 1849, l'equipaggio accoglie Barbara Thompson, giovane naufraga scozzese che aveva vissuto quasi cinque anni tra gli isolani dell'isola del Principe di Galles. MacGillivray ne registra la testimonianza, preziosa sulle lingue e sui costumi dello stretto. Vi si ritrovano le isole e gli ancoraggi che Flinders aveva nominato, ormai frequentati dalle navi.
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James Clark Ross, A Voyage of Discovery and Research in the Southern and Antarctic Regions (1847)
Il 12 maggio 1840, l'Erebus e il Terror di James Clark Ross gettano l'ancora a Christmas Harbour per una campagna di osservazioni magnetiche. La spedizione vi resta circa due mesi e mezzo, sotto colpi di vento quasi continui. Il giovane botanico Joseph Dalton Hooker vi raccoglie il cavolo di Kerguelen, Pringlea antiscorbutica, il cui nome dice le virtù contro lo scorbuto, il male che aveva spezzato gli equipaggi del 1774. Ross non indugia in rimpianti: i suoi volumi raccontano poi l'avanzata verso la grande barriera di ghiaccio che porterà il suo nome. Lo scalo australe vi occupa tuttavia pagine preziose sulla terra di Kerguelen, le sue rocce, le sue piante e le sue tempeste.
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Alfred Russel Wallace, The Malay Archipelago (1854-1862)
Per otto anni il naturalista inglese Alfred Russel Wallace percorre le isole dell'Insulindia in cerca di uccelli e insetti. Soggiorna a Macassar, il porto da cui partivano i praho di Pobassoo, e passa da Timor, dove Flinders aveva trovato uno scalo per i suoi malati. Nel corso di questi viaggi concepisce, contemporaneamente a Darwin, la teoria della selezione naturale e traccia la frontiera tra le faune dell'Asia e dell'Australia. Il suo libro, uscito nel 1869, illumina tutto lo sfondo asiatico di questo tomo: i mercanti, i porti e le isole che già guardavano verso le coste australiane.
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Ida Pfeiffer, Voyage à Madagascar (1856-1858)
La viaggiatrice viennese, che ha già fatto due volte il giro del mondo, passa per Mauritius prima di raggiungere il Madagascar nel 1857. Descrive Port-Louis, la servitù creola e indiana, le grandi cene, le case di campagna, le piantagioni di canna, i lavoratori venuti dall'India, il giardino botanico e le cascate. Poi il Madagascar la trattiene in una congiura contro la regina Ranavalona, da cui esce espulsa e malata. Tornata a Mauritius, vi cura una febbre di cui morirà a Vienna. Mezzo secolo dopo Flinders, la stessa ospitalità creola, vista questa volta da una donna sola.
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Nicolas Pike, Sub-Tropical Rambles in the Land of the Aphanapteryx (1867-1873)
Console degli Stati Uniti a Port-Louis dal 1867 al 1873, Nicolas Pike dedica il tempo libero alla storia naturale di Mauritius e delle isole vicine. Dipinge i pesci, raccoglie esemplari che finiranno a Harvard e nell'erbario di Mauritius, e percorre a piedi le alture dell'isola. Il suo libro, pubblicato a New York nel 1873, porta nel titolo il nome di un uccello scomparso, la rallide rossa, compagna del dodo. Il lettore di Flinders vi ritrova i fiumi, le foreste e le gole che il prigioniero esplorava intorno a Vacoas, descritti da un altro straniero stabilitosi sull'isola per qualche anno.
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Henry Nottidge Moseley, Notes by a Naturalist on the Challenger (1879)
Un secolo dopo il secondo viaggio di Kerguelen, nel gennaio 1874, la corvetta britannica Challenger fa scalo nell'arcipelago durante il giro del mondo che fonda l'oceanografia moderna. Il naturalista Henry Nottidge Moseley ne percorre le baie, osserva i pinguini, gli elefanti marini, i muschi e il celebre cavolo, quei viveri freschi che tanto erano mancati agli equipaggi di Kerguelen. I suoi appunti, scritti per un largo pubblico, hanno la freschezza di un taccuino di campo. Mostrano da vicino, a piedi, una terra che Kerguelen aveva solo intravisto nella bruma, diventata in cent'anni un terreno di studio per i dotti e un territorio di caccia per i marinai.
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Mark Twain, Following the Equator (1895-1896)
Nel corso del giro di conferenze che deve ripianare i suoi debiti, Twain sbarca a Port-Louis nell'aprile 1896 e si riposa una dozzina di giorni a Curepipe. Si diverte del detto locale secondo cui Mauritius fu creata per prima e il paradiso copiato da essa, nota che gli indiani arrivati dopo l'abolizione formano ormai la maggioranza della popolazione, e constata che Paolo e Virginia vi resta l'unico evento storico di rilievo, mentre la storia non vi è mai arrivata. Il romanzo che Bernardin trasse dal suo soggiorno aveva finito per eclissare l'isola reale: Twain lo deride, ma misura così la traccia lasciata dal giovane ufficiale del 1768.
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Mark Twain, Le Tour du monde (Following the Equator) (1895-1896)
Rovinato, Mark Twain parte nel 1895 per una tournée di conferenze intorno al mondo. Scopre Sydney, le sue banchine e il suo magnifico porto, attraversa l'Australia con uno stupore misto a ironia, poi raggiunge l'India e fa scalo a Mauritius. A Port Louis prende in giro il caldo e il fervore degli abitanti per Paolo e Virginia, e riferisce con malizia che, a sentirli, Mauritius sarebbe stata creata per prima e il paradiso copiato da lei. Pubblicato nel 1897, il libro trasforma in mete da crociera i luoghi in cui Flinders aveva conosciuto la fame e la prigione, e ricorda che il viaggio si può anche raccontare ridendo.
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Daisy Bates, The Passing of the Aborigines (1912-1935)
All'inizio del XX secolo l'irlandese Daisy Bates si stabilisce da sola in tenda ai confini della pianura di Nullarbor: a Eucla nel 1912, poi presso Yalata, non lontano da Fowler's Bay, infine a Ooldea, dove trascorre sedici anni lungo la ferrovia transaustraliana. Vi raccoglie vocabolari, genealogie e racconti dei popoli della costa meridionale, i discendenti di coloro che Flinders aveva soltanto intravisto dal mare. Uscito nel 1938, il suo libro è una testimonianza preziosa e al tempo stesso inquietante: il titolo stesso esprime la convinzione, oggi respinta, che quei popoli fossero destinati a scomparire.
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Raymond Rallier du Baty, 15,000 Miles in a Ketch (1917)
Nel settembre 1907 due fratelli bretoni, Raymond e Henri Rallier du Baty, lasciano Boulogne a bordo del J.-B. Charcot, un ketch da pesca di 48 tonnellate, con quattro compagni. Il loro scopo: cartografare le Kerguelen, che la Francia ha ancora poco esplorato. Per pagare l'avventura cacciano l'elefante marino e ne vendono l'olio. Il loro racconto, pubblicato in inglese prima di uscire in francese con il titolo Aventures aux Kerguelen, ha l'umorismo e l'audacia delle spedizioni senza budget. Raymond tornerà nel 1913; i suoi rilievi serviranno alla prima carta completa dell'arcipelago, pubblicata nel 1922, centocinquant'anni dopo la scoperta del suo connazionale.
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J. M. G. Le Clézio, Voyage à Rodrigues (1986)
Le Clézio, di una famiglia stabilita a Mauritius dal XVIII secolo, parte sulle tracce del nonno Léon, uomo rovinato che passò anni a cercare a Rodrigues, la piccola isola dipendente da Mauritius, il tesoro attribuito ai pirati dell'Anse aux Anglais. Il racconto, pubblicato un anno dopo il romanzo Il cercatore d'oro, mescola i taccuini dell'avo, i burroni bruciati dal sole e la fantasticheria dello scrittore. Vi si ritrova, due secoli dopo, ciò che Flinders provava alle Plaines Wilhems: un'isola che trattiene gli uomini, e un'attesa che finisce per diventare un modo di vivere.
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Jean-Paul Kauffmann, L'Arche des Kerguelen (1993)
Alcuni anni dopo la liberazione, il giornalista e scrittore Jean-Paul Kauffmann, ostaggio in Libano dal 1985 al 1988, parte per le Kerguelen sulle tracce di Yves de Kerguelen, di Rallier du Baty e degli altri scopritori. Condivide la vita degli scienziati e dei militari della base, affonda nella torba, si perde, subisce il vento che non cessa mai. Sogna di scorgere l'arco di roccia che dà il titolo al libro, e il maltempo glielo impedisce. Racconto di una meta mancata, come quella del 1774, il suo libro fa dell'isolamento australe una materia letteraria, senza mai perdere di vista il navigatore bretone che lo ha rivelato.