Per epoca

Racconti di viaggio del Cinquecento

Nel Cinquecento il viaggio cambia scala. Nel giro di una generazione, tra il ritorno di Vasco da Gama nel 1499 e quello dei diciotto superstiti della spedizione di Magellano nel 1522, gli europei scoprono che si può raggiungere l'India per mare e fare il giro della Terra. Il vicentino Antonio Pigafetta, uno di quei superstiti, ne lascia la relazione più celebre. Il mondo conosciuto raddoppia, e il racconto di viaggio diventa uno dei generi più stampati dell'epoca.

La nave oceanica, caracca o galeone, sostiene questa espansione. Per raggiungere Goa passando per il capo di Buona Speranza servono mesi, e la mortalità è spaventosa: scorbuto, naufragi e febbri decimano gli equipaggi. Le corone iberiche organizzano i traffici. A Siviglia la Casa de Contratación, fondata nel 1503, registra le partenze per le Indie occidentali e forma i piloti; a Lisbona la Casa da Índia amministra la rotta del pepe. Il Portogallo tiene scali dall'Africa a Malacca, la Spagna conquista Messico e Perù, e dal 1565 il galeone di Manila collega l'America all'Asia. Francia e Inghilterra, arrivate più tardi, cercano passaggi propri, a nord o con la guerra di corsa.

Si parte per l'oro, per le spezie, per le anime. I missionari seguono i mercanti: Francesco Saverio sbarca in Giappone nel 1549, e le sue lettere, stampate in Europa, aprono una lunga serie di corrispondenze gesuitiche. Le ambascerie sono attive quanto le navigazioni. Il fiammingo Ogier Ghislain de Busbecq risiede a Costantinopoli per gli Asburgo e descrive l'impero di Solimano il Magnifico; Sigismund von Herberstein rivela la Moscovia ai lettori d'Occidente; il naturalista Pierre Belon percorre il Levante e l'Egitto. Hasan al-Wazzan, detto Leone l'Africano, completa nel 1526 una descrizione dell'Africa settentrionale e del Sahel che resterà un riferimento per due secoli.

La stampa cambia il destino dei racconti. Le lettere di Cristoforo Colombo e di Amerigo Vespucci circolano in pochi mesi in tutta Europa, ed è da Vespucci che il cartografo Martin Waldseemüller chiama «America» il nuovo continente nel 1507. A Venezia Giovanni Battista Ramusio riunisce tra il 1550 e il 1559 le sue Navigazioni e viaggi; a Londra Richard Hakluyt pubblica nel 1589 quelle della nazione inglese. Queste raccolte fissano i testi, li traducono e fanno del racconto un argomento politico: servono a provare diritti, a promuovere colonie, a denunciare i rivali. Nel 1552 il domenicano Bartolomé de Las Casas rivolge persino il genere contro i conquistatori nella sua Brevissima relazione della distruzione delle Indie.

Il meraviglioso cambia forma senza scomparire. I viaggiatori rivendicano ciò che hanno visto con i propri occhi, e l'esperienza comincia a correggere gli antichi: Tolomeo ignorava un intero continente. Ma si cercano ancora le Amazzoni, l'Eldorado, le sette città di Cibola. La disputa che oppone, a proposito del Brasile, il cosmografo André Thevet e il pastore Jean de Léry mostra che la credibilità del testimone è ormai in discussione: chi ha visto, per quanto tempo, e in quale lingua ha interrogato? Montaigne, lettore attento di queste relazioni, ne ricava nel 1580 il saggio «Dei cannibali».

Questa sezione riunisce le nostre edizioni di racconti del Cinquecento e un repertorio di testi affini, per leggere ciascuno nel secolo che diede al mondo la sua forma moderna.

I nostri titoli su questo tema

XVI secolo

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