I nostri titoli su questo tema
X secolo
XI secolo
XV secolo
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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Ahmad ibn Fadlan, Voyage chez les Bulgares de la Volga (921)
Nel 921 un letterato di Baghdad risalì verso nord per portare al re dei Bulgari del Volga la parola del califfo. Lungo il cammino incontrò quegli stessi Scandinavi che ritroviamo nelle nostre saghe, ma visti dall'altro capo del loro mondo: mercanti di schiavi e di pellicce accampati sul fiume, dei quali descrisse i funerali a bordo di una nave bruciata con una precisione da etnografo stupefatto. Laddove gli islandesi raccontano i propri antenati dall'interno, ibn Fadlan li osserva da straniero. La sua testimonianza, esattamente contemporanea all'età vichinga, illumina dall'esterno gli uomini che questo libro segue verso occidente.
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Leon Diaconus, Histoire (959-989)
Questo cronista bizantino racconta le guerre che scossero l'Impero d'Oriente nella seconda metà del X secolo, proprio negli anni in cui Erik il Rosso raggiungeva la Groenlandia. Vi compaiono i Rus', quegli Scandinavi discesi lungo i fiumi di Russia fino alle mura di Costantinopoli, alleati un giorno, nemici il giorno dopo. Lo stesso popolo che spingeva le proprie navi verso i ghiacci del nord apriva così, a sud, una via verso l'oro dell'Impero. Leggere Leon Diaconus significa misurare l'ampiezza di un mondo nordico che toccava insieme le rive d'America e le porte di Bisanzio.
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Sei Shônagon, Notes de chevet (ca. 1000)
Il diario di una dama di corte giapponese, redatto verso l'anno mille alla corte di Heian, nell'odierna Kyoto, nel momento in cui Nasir è appena nato. All'altro capo del continente, in un universo radicalmente estraneo, lo stesso gusto di annotare, classificare, descrivere, senza pathos né grande sistema. Sei annota ciò che le piace e ciò che la infastidisce, le piogge di stagione, gli abiti dei cortigiani, la sagoma di un amante nell'alba. Una raffinatezza paragonabile a quella del funzionario persiano, in un mondo che non gli somiglia in nulla.
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Ibn Boutlan, Lettre sur le voyage du Caire vers la Syrie (ca. 1050)
Il medico cristiano di Baghdad, quasi contemporaneo di Nasir, descrive verso il 1050 i propri viaggi dall'Iraq verso l'Egitto fatimide e la Siria, passando per Aleppo e Il Cairo, proprio negli anni in cui Nasir vi soggiorna. Confrontare i due sguardi sul Cairo di al-Mustansir è prezioso: Nasir vede lo splendore del potere sciita e l'onestà dei mercanti, Ibn Boutlan annota le dispute teologiche e la condizione delle minoranze. Due ritratti di una stessa città, a pochi mesi di distanza, da parte di due osservatori venuti da mondi diversi.
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Adam de Brême, Histoire des archevêques de Hambourg (ca. 1075)
Pochi anni dopo il ritorno di Nasir, il canonico della cattedrale di Amburgo redige verso il 1075 la sua descrizione dell'Europa settentrionale e dei paesi scandinavi, dove menziona persino l'esistenza di una Vinland scoperta dai Normanni. È il contraltare nordico e inverso del viaggio del persiano partito verso sud-ovest. Il clima è rigido là dove Nasir cerca il sole. I viaggiatori sono vichinghi là dove lui incontra pellegrini, cammellieri e qadi. Due estremità dello stesso secolo, due metà del mondo conosciuto, scritte quasi negli stessi anni.
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Snorri Sturluson, La Saga des rois de Norvège (ca. 1230)
Un secolo dopo Adamo, l'islandese Snorri racconta dall'interno i re che il canonico ha conosciuto solo per sentito dire. Harald Hardrada, i due Olaf, Canuto il Grande vi ricompaiono, ma visti dai Nordici stessi, con le loro saghe, i loro scaldi e la loro memoria propria. Leggere Snorri dopo Adamo significa ascoltare l'altra versione della stessa storia, quella dei vinti che finalmente prendono la parola.
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Abou Hamid al-Gharnati, Tuhfat al-Albab (1115-1160)
Questo andaluso di Granada, nato poco dopo la morte di Nasir, percorre tra il 1115 e il 1160 il mondo musulmano e cristiano da ovest a est, passa per il Volga e le steppe ungheresi, descrive popoli che nessuno aveva ancora messo per iscritto in lingua araba. Come Nasir, racconta con una tranquilla curiosità etnografica; come lui, è un viaggiatore che torna e che scrive. Là dove il persiano si sofferma sulle pietre e sui mercati, Gharnati si sofferma sui costumi, gli abiti, le armi e le credenze degli uomini del Nord.
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Ibn Joubayr, Relation des voyages (1183-1185)
Il pellegrino andaluso di Valencia compie il pellegrinaggio alla Mecca tra il 1183 e il 1185 e redige il diario che fonderà il genere arabo classico della rihla. Passa per gli stessi porti egiziani, scende il Mar Rosso, vede La Mecca centoquarant'anni dopo Nasir, sotto gli Ayyubidi di Saladino. Più letterario, più brillante, più elogiativo anche verso il potere sunnita restaurato, completa il suo predecessore su tutti i punti in cui Nasir restava silenzioso. I due diari si leggono quasi come una partitura a due voci sullo stesso Levante.
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Anna Comnène, Alexiade (ca. 1148)
La figlia dell'imperatore bizantino Alessio I racconta, verso il 1148, in un greco colto, il regno di suo padre. Scrive esattamente sulla generazione successiva a quella di Nasir ed evoca i turchi selgiuchidi, la prima crociata, il Mediterraneo orientale all'alba del suo grande sconvolgimento. Da leggere per comprendere l'altro versante, cristiano, del mondo che Nasir ha attraversato: la voce di una principessa colta risponde a quella di un segretario in fuga, usciti dallo stesso mondo, ma a mezzo secolo di distanza, dopo che la crociata è passata di là.
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Benjamin de Tudèle, Le Livre des voyages (ca. 1170)
Verso il 1170, questo rabbino di Navarra percorre il Mediterraneo e il Vicino Oriente per visitare le comunità ebraiche. Come Adamo, mescola l'osservazione precisa ai racconti ascoltati, e il suo testo oscilla tra il reportage e la leggenda. Vi si ritrova la stessa mescolanza di esattezza e di meraviglioso, la stessa curiosità insaziabile per i popoli lontani e i loro costumi.
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Saxo Grammaticus, La Geste des Danois (ca. 1200)
Verso il 1200, questo chierico danese compone in latino la grande cronaca del suo popolo. Conosce l'opera di Adamo e la prolunga, donando ai re danesi la loro epopea nazionale. Vi si incontrano gli eroi e le leggende che Brema aveva appena intravisto, in una lingua ampia che vuole rivaleggiare con gli Antichi.
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Guillaume de Rubrouck, Voyage dans l'empire mongol (1253)
Nel 1253, questo francescano parte in missione diplomatica e religiosa verso la corte dei Mongoli, a Karakorum. Come i legati di Adamo presso i re del Nord, egli porta la fede tra popoli ritenuti selvaggi. Il suo racconto, lucido e disincantato, mostra il rovescio del sogno missionario che Brema coltivava due secoli prima.
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Marco Polo, Le Devisement du monde (1298)
Dettato nel 1298 a Rustichello da Pisa. Schiltberger ha molto probabilmente sentito parlare del veneziano nella sua infanzia bavarese. Sull'Asia centrale, sulla Persia, sulla corte mongola, Polo resta il riferimento precedente. Ma Polo vede i Mongoli un secolo prima di Schiltberger, al loro apogeo, come mercante-ambasciatore. Schiltberger li vede dopo la grande frattura di Tamerlano, da prigioniero. I due racconti sono i due estremi dello sguardo europeo sulla steppa prima dei gesuiti.
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Ibn Battuta, Voyages (1325-1354)
Il grande viaggiatore di Tangeri percorre in trent'anni, tra il 1325 e il 1354, tutto il mondo musulmano, dall'Africa nera alla Cina. Quando passa da Gerusalemme, dal Cairo o dalla Mecca, sono trascorsi tre secoli da Nasir, e il mondo è cambiato: crociate concluse, mongoli insediati, mamelucchi al Cairo. Il contrasto con il diario del persiano dà la misura di ciò che è mutato. Là dove Nasir descrive in poche pagine, Ibn Battuta si dilunga in avventure personali, matrimoni, dispute erudite e banchetti principeschi.
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Ibn Battuta, Rihla (Viaggi) (1355)
Un secolo prima di Zheng He, il marocchino Ibn Battuta percorre a sua volta l'oceano Indiano, dalle Maldive al Bengala e fino ai porti della Cina meridionale. Il suo immenso racconto incrocia esattamente le rotte della flotta del Tesoro, ma in senso opposto e per via di terra tanto quanto per mare. Vi si ritrovano gli atolli, le corti indiane, gli empori del pepe che descriverà Fei Xin, visti da un cadì viaggiatore che cerca ovunque i suoi correligionari. Un sorprendente contrappunto venuto dal mondo musulmano.
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Ibn Khaldun, Voyage d'Occident et d'Orient (1380-1400)
Il grande storico tunisino, già celebre per la sua Muqaddima, viaggia tra Tunisi, il Cairo, La Mecca e Damasco negli anni 1380-1400. Soprattutto, incontra Tamerlano di persona sotto le mura di Damasco nel gennaio 1401, in una conversazione rimasta famosa in cui il conquistatore lo interroga sul Maghreb. Racconto in arabo contenuto nell'autobiografia di Ibn Khaldun, di cui Abdesselam Cheddadi ha curato un'edizione francese presso le edizioni Actes Sud nel 1995. Schiltberger e Ibn Khaldun parlano dello stesso Tamerlano, visto l'uno da un sapiente arabo, l'altro da un paggio bavarese.
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Jean de Mandeville, Livre des merveilles du monde (ca. 1357)
Compilato verso il 1357 a partire da fonti precedenti, il falso diario del cavaliere inglese è uno dei best-seller del XV secolo. Schiltberger ha probabilmente avuto occasione di sentirlo leggere in Baviera, e la cultura europea dell'Asia che forma l'orizzonte del bavarese gli deve molto. Da leggere per capire cosa credeva l'Europa del mondo quando un giovane scudiero di Monaco partiva a combattere i Turchi.
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Ruy González de Clavijo, Embajada a Tamorlán (1403-1406)
L'ambasciatore del re Enrico III di Castiglia parte nel 1403 da Cadice per Samarcanda, dove sarà ricevuto da Tamerlano in persona. Rientra passando per la Georgia e Trebisonda nel 1406. Il suo diario è l'esatto pendant diplomatico della testimonianza di Schiltberger: mentre il bavarese serve a piedi nell'accampamento timuride, il castigliano vi è ricevuto in abiti di seta in mezzo agli elefanti. I due racconti quasi si incrociano fisicamente a Samarcanda. Dove Schiltberger vede la corte dall'interno, come prigioniero, Clavijo la descrive dall'esterno, come ospite. Leggere i due racconti fianco a fianco offre il ritratto stereoscopico più completo che l'Europa abbia mai avuto dell'impero timuride.
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Ruy González de Clavijo, Récit de l'ambassade à la cour de Tamerlan (1403-1406)
Mentre la flotta Ming apre i mari del Sud, un ambasciatore castigliano si dirige verso Samarcanda, alla corte di Tamerlano, tra il 1403 e il 1406. Il suo diario, preciso e vivido, descrive un'altra superpotenza di questo inizio del XV secolo e i fasti di una capitale dell'Asia centrale. Là dove Fei Xin viaggia per mare in nome di un imperatore cinese, Clavijo procede per le steppe in nome di un re di Spagna: due diplomazie dello stesso tempo, agli antipodi l'una dell'altra.
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Il Borghese di Parigi, Journal (1405-1449)
L'anonimo parigino redige il suo diario tra il 1405 e il 1449, in una Francia devastata dalla guerra dei Cent'anni, dall'invasione inglese, dalle contese tra Armagnacchi e Borgognoni. Schiltberger è prigioniero presso Tamerlano quando Carlo VI sprofonda nella follia; rientra in Baviera nel momento in cui Giovanna d'Arco fa incoronare Carlo VII a Reims. Due europei contemporanei, l'uno in Asia, l'altro a Parigi, vivono simultaneamente lo stesso quarto di secolo di disastri.
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Bertrandon de la Broquière, Voyage d'Outremer (1432-1433)
Il ciambellano di Filippo il Buono parte nel 1432 per spiare gli Ottomani, da Gerusalemme fino a Costantinopoli e alla Borgogna, subito dopo il ritorno di Schiltberger. Il suo diario, pubblicato da Charles Schefer nel 1892, è la prima testimonianza occidentale dell'impero ottomano ricostituito dopo il disastro di Ankara. Dove Schiltberger racconta Bayezid al presente del prigioniero, La Broquière descrive Murad II come agente diplomatico consapevole della minaccia ottomana. La continuità dei due racconti forma la cronaca europea dell'Oriente pre-bizantino tardivo.
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Bertrandon de la Broquière, Le Voyage d'outre-mer (1432-1433)
Poco dopo l'ultimo viaggio di Zheng He, uno scudiero borgognone attraversa il Mediterraneo orientale e l'Anatolia per spiare le rotte di un eventuale passaggio verso Gerusalemme. Il suo racconto, sobrio e curioso, offre lo sguardo di un europeo sull'Oriente proprio nel momento in cui, all'altro capo dell'Asia, la Cina si ripiega su se stessa. Due mondi che ancora si ignorano, e che questi diari contemporanei permettono di tenere in una stessa mano.
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Ma Huan, Ying-yai Sheng-lan (瀛涯勝覽, Il Panorama generale delle coste dell'oceano) (1433)
Compagno di bordo di Fei Xin, l'interprete musulmano Ma Huan ha lasciato il naturale pendant della Giunca delle Stelle. Imbarcato anch'egli sulle giunche del Tesoro di Zheng He, visita molti degli stessi paesi, da Champa a Calicut e alla Mecca, ma il suo sguardo si sofferma maggiormente sulle lingue, le religioni e i rituali. Là dove Fei Xin annota e chiude su una poesia, Ma Huan racconta e si stupisce. Leggerli insieme significa vedere la stessa flotta con due paia di occhi diversi, e misurare ciò che ciascuno ha scelto di trattenere degli stessi litorali.
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Álvaro Velho (attribué), Roteiro da primeira viagem de Vasco da Gama (1497-1499)
Tre anni prima di Caminha, un membro dell'equipaggio di Vasco da Gama, spesso identificato con Álvaro Velho, tiene il diario della prima rotta marittima verso l'India. Racconta la circumnavigazione dell'Africa, gli scali della costa swahili, l'arrivo a Calicut e la diffidenza del sovrano locale. È su questa strada nuovissima che si impegna la flotta di Cabral nel 1500, e molti dei suoi uomini l'avevano già percorsa: Nicolau Coelho, il primo ad avvicinarsi alla spiaggia del Brasile, comandava una nave di Gama. I due testi condividono lo stesso sguardo di marinai portoghesi, attenti ai gesti, agli scambi e agli oggetti barattati.