I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
-
Ibn Joubayr, Relation des voyages (1183-1185)
Il pellegrino andaluso di Valencia compie il pellegrinaggio alla Mecca tra il 1183 e il 1185 e redige il diario che fonderà il genere arabo classico della rihla. Passa per gli stessi porti egiziani, scende il Mar Rosso, vede La Mecca centoquarant'anni dopo Nasir, sotto gli Ayyubidi di Saladino. Più letterario, più brillante, più elogiativo anche verso il potere sunnita restaurato, completa il suo predecessore su tutti i punti in cui Nasir restava silenzioso. I due diari si leggono quasi come una partitura a due voci sullo stesso Levante.
-
Ibn Battuta, Voyages (1325-1354)
Il grande viaggiatore di Tangeri percorre in trent'anni, tra il 1325 e il 1354, tutto il mondo musulmano, dall'Africa nera alla Cina. Quando passa da Gerusalemme, dal Cairo o dalla Mecca, sono trascorsi tre secoli da Nasir, e il mondo è cambiato: crociate concluse, mongoli insediati, mamelucchi al Cairo. Il contrasto con il diario del persiano dà la misura di ciò che è mutato. Là dove Nasir descrive in poche pagine, Ibn Battuta si dilunga in avventure personali, matrimoni, dispute erudite e banchetti principeschi.
-
Constantin-François Volney, Voyage en Syrie et en Égypte (1783-1785)
A meno di vent'anni da Niebuhr, il giovane Volney percorre l'Egitto e la Siria e pubblica nel 1787, anno stesso delle Osservazioni su Aleppo, un quadro destinato a fare autorità. Il suo pascialato di Aleppo coincide punto per punto con quello di Niebuhr: villaggi abbandonati alle porte del deserto, strada di Alessandretta infestata di ladri, Antiochia decaduta, aria malsana di Alessandretta e rifugio di Beilan in montagna. Vi aggiunge i piccioni viaggiatori e il celebre bottone di Aleppo. Ma Volney generalizza e giudica il dispotismo ottomano da filosofo dei Lumi, mentre Niebuhr, più modesto, racconta ciò che ha visto e lascia al lettore le conclusioni.
Leggere un'edizione libera → -
Volney, Voyage en Égypte et en Syrie (1787)
Il filosofo francese percorre l'Oriente ottomano tra il 1783 e il 1785 e pubblica il suo racconto a Parigi nel 1787. Descrive Gerusalemme, Damasco, Il Cairo e la costa levantina con occhio razionalista e critico. La stessa geografia di Nasir, sette secoli dopo, sotto un altro impero e altre dinastie. Testo fondatore dell'orientalismo moderno, illuminante da rileggere dopo il persiano perché mostra, a dieci generazioni di distanza, ciò che la stessa terra è diventata: un Levante ottomano, impoverito, intorpidito, ma ancora ampiamente riconoscibile rispetto a quello che Nasir aveva attraversato.
-
Ali Bey el-Abbassi, Voyages d'Ali Bey el Abbassi en Afrique et en Asie (1803-1807)
Sotto falso nome e in abiti da principe musulmano, il catalano Domingo Badía attraversa il Marocco, l'Egitto, La Mecca, la Siria e l'Anatolia. Nella primavera del 1806 una tempesta rischia di inghiottire la sua nave prima che sbarchi a Larnaca. Di lì raggiunge Nicosia attraverso colline che trova degne della dea dell'isola, nota la ricchezza dei suoli e osserva una Cipro sempre spremuta dai suoi governatori. I suoi Viaggi, usciti a Parigi nel 1814, offrono un controcanto impressionante alle pagine di Niebuhr: quarant'anni dopo, la stessa isola vista da un falso musulmano che serviva la politica di Napoleone.
-
Chateaubriand, Itinéraire de Paris à Jérusalem (1806-1807)
Partito nel 1806, lo scrittore francese attraversa la Grecia, raggiunge Costantinopoli, sbarca in Terra Santa, visita Gerusalemme e Betlemme, poi rientra passando per l'Egitto e il Maghreb. Il suo racconto, pubblicato a Parigi nel 1811, ricalca quasi passo per passo l'itinerario siro-palestinese di Nasir, ma lo sguardo è cambiato del tutto: là dove il persiano misura cubiti e conta porte, il romantico cerca rovine, tombe ed emozione. Due modi opposti di tenere un diario davanti alle stesse pietre.
-
Jean Louis Burckhardt, Travels in Syria and the Holy Land (1810-1812)
Inviato dall'Associazione africana di Londra per prepararsi ad attraversare il Sahara, lo svizzero Burckhardt sceglie Aleppo come scuola: vi impara l'arabo, vive sotto il nome di sceicco Ibrahim e da lì si irradia in tutta la Siria. Libano, valle dell'Oronte, Hauran, poi nel 1812 la strada del Cairo, durante la quale diventa il primo europeo moderno a descrivere Petra. I suoi diari, pubblicati nel 1822 dopo la morte, prolungano esattamente lo sguardo di Niebuhr: stessa pazienza, stesso gusto per gli itinerari misurati, stessa attenzione alle sette e alle tribù che i viaggiatori frettolosi ignorano.
Leggere un'edizione libera → -
Alphonse de Lamartine, Viaggio in Oriente (1832-1833)
Vent'anni dopo Mayr, Alphonse de Lamartine sbarca a Beirut nel 1832 con la moglie e la figlia Julia, che vi muore in dicembre. Visita Gerusalemme, Damasco, Baalbek, i cedri, rende visita all'emiro Bashir, di cui Mayr riferiva la crudeltà, poi rientra per Costantinopoli e, come lui, via terra attraverso la Bulgaria e la Serbia. Pubblicato nel 1835, il suo Viaggio in Oriente è il grande racconto romantico di questi luoghi. Il contrasto è totale: dove il mercante conta le piastre e i giorni di quarantena, il poeta prega, sogna e compone.
Leggere un'edizione libera → -
Alexander Kinglake, Eothen (1834-1835)
Nel 1834 il giovane inglese Alexander Kinglake lascia Belgrado e attraversa a cavallo i Balcani ottomani fino a Costantinopoli, poi raggiunge Smirne, Cipro, Beirut, Nazaret, Gerusalemme e, attraverso il deserto, il Cairo dove infuria la peste del 1835. È quasi l'itinerario di Mayr a vent'anni di distanza, con le stesse quarantene e la stessa paura del contagio. Eothen, uscito nel 1844, è scritto con un umorismo disinvolto che ne ha fatto un classico. Il mercante svizzero e il gentiluomo inglese condividono il rifiuto dell'enfasi e il gusto dell'aneddoto vissuto.
Leggere un'edizione libera → -
Edward Lane, Mœurs et coutumes des Égyptiens modernes (1836)
L'arabista inglese si stabilisce al Cairo nel 1825, poi di nuovo nel 1833, al tempo di Mohammed Ali, e pubblica nel 1836 la più minuziosa descrizione del Cairo del suo secolo. Anche lui distingue, come Nasir ottocento anni prima, Il Cairo e il Vecchio Cairo, i fasti del potere e l'abbondanza dei bazar. È lo stesso labirinto di vicoli, lo stesso richiamo alla preghiera, gli stessi mercanti di spezie, ma la dinastia è cambiata molte volte e il califfato non esiste più. Lane porta a compimento dall'interno ciò che Nasir aveva iniziato: un'antropologia della città vissuta.
-
Hans Christian Andersen, Il bazar di un poeta (1840-1841)
Nella primavera del 1841 Hans Christian Andersen rientra da Costantinopoli per il Mar Nero e il Danubio, sui battelli a vapore che ormai risalgono il fiume fino a Vienna. Fa la quarantena a Orsova, la città di frontiera dove Mayr aveva trascorso ventun giorni al lazzaretto nel novembre 1813, e descrive le rive bulgare, serbe e valacche. Il libro, pubblicato nel 1842, fa di quel tragitto un quadro poetico. Ciò che per Mayr era stata una traversata pericolosa in carovana e in barca è diventato, una generazione dopo, una crociera a vapore; ma il lazzaretto è rimasto quasi uguale.
Leggere un'edizione libera → -
Gérard de Nerval, Viaggio in Oriente (1843)
Nove anni dopo Macbrair, Gérard de Nerval sbarca ad Alessandria all'inizio del 1843 e si stabilisce al Cairo, dove affitta una casa, compra una schiava giavanese e si fa raccontare la leggenda del califfo Hakem. Raggiunge poi Beirut e la montagna del Libano, nel cuore delle rivalità tra drusi e maroniti che Macbrair vedeva già fermentare sotto Ibrahim Pascià. Il suo Viaggio in Oriente, uscito nel 1851, mescola reportage, fantasticheria e racconti incastonati. Il contrasto è totale: il poeta cerca nell'Oriente un mistero da amare, il missionario un popolo da salvare, ma entrambi descrivono la stessa città brulicante, i suoi caffè, i suoi mercati e i suoi vicoli.
Leggere un'edizione libera → -
Harriet Martineau, Eastern Life, Present and Past (1848)
Quattro anni dopo Ida Pfeiffer, l'inglese Harriet Martineau, già celebre per i suoi scritti di economia politica, parte a sua volta per l'Oriente alla fine del 1846. Risale il Nilo fino alla Nubia, attraversa il Sinai, visita Petra, poi Gerusalemme, la Galilea e Damasco. Come la viennese, viaggia da donna matura, senza lasciarsi fermare dalle fatiche della sella e delle tende. Ma dove la Pfeiffer prega, la Martineau ragiona: il suo libro fa dei templi egizi e dei luoghi santi le tappe di una storia delle religioni, al punto da scandalizzare una parte dei lettori. Due donne davanti alle stesse pietre, due modi di credere.
Leggere un'edizione libera → -
Gustave Flaubert, Viaggio in Oriente (1849-1851)
Nel novembre 1849 Gustave Flaubert, ventisette anni, si imbarca a Marsiglia con Maxime Du Camp, incaricato di una missione fotografica. Risalgono il Nilo in cangia fino alla seconda cateratta, si fermano a File, Tebe ed Esna, poi raggiungono Beirut, Gerusalemme, Damasco e Baalbek. Gli appunti e le lettere di questo viaggio, raccolti nel Viaggio in Oriente e pubblicati dopo la morte dello scrittore, sono crudi, divertenti, sensuali, di una precisione da pittore. Quindici anni dopo Macbrair, Flaubert ne segue quasi l'itinerario, dal Cairo alle rovine di Baalbek, ma con l'occhio di un artista che vuole vedere tutto e non giudicare nulla: il lettore può confrontare due sguardi, l'uno pio, l'altro profano, sulle stesse rive.
Leggere un'edizione libera → -
Thomas Eyre Poole, La vie, les paysages et les mœurs en Sierra Leone et en Gambie (1850)
Cappellano coloniale e di guarnigione a Freetown, il reverendo Thomas Eyre Poole pubblica a Londra, nel 1850, due volumi sulle colonie britanniche dell'Africa occidentale, Life, Scenery, and Customs in Sierra Leone and the Gambia. Dalla Sierra Leone passa in Gambia, visita gli insediamenti lungo il fiume e lo risale a lungo. Descrive la vita dei coloni, degli africani liberati e dei popoli rivieraschi, si sofferma sulle chiese mal tenute, sui cimiteri invasi dalle erbacce e sulle febbri che falciano gli europei, alle quali egli stesso scampa più volte. Il lettore vi ritrova la colonia fragile, con i suoi empori e le sue missioni, che Macbrair aveva conosciuto, vista questa volta da un ecclesiastico anglicano anziché metodista.
Leggere un'edizione libera → -
Herman Melville, Journal of a Visit to Europe and the Levant (1856-1857)
Nel dicembre 1856 Herman Melville, esausto per il fallimento dei suoi ultimi romanzi, arriva nel Levante. Vede Costantinopoli, le piramidi di Giza, poi Giaffa e Gerusalemme nel gennaio 1857, prima di rientrare per Beirut, la Grecia, Napoli e Roma. Il suo diario, tenuto in appunti rapidi, è cupo: la Giudea gli appare un paesaggio di pietre e desolazione, ben lontano dalla Terra promessa. Il lettore della Pfeiffer vi ritrova le stesse tappe, dal Bosforo al Vesuvio, ma viste da un uomo che cerca la fede invece di portarla con sé. Queste pagine alimenteranno il suo lungo poema Clarel, pubblicato nel 1876.
-
Lucie Duff Gordon, Lettres d'Égypte (1862-1869)
Malata di tubercolosi, Lucie Duff Gordon parte nel 1862 per cercare in Egitto un'aria più secca e vi trascorre gli ultimi anni della sua vita. Si stabilisce a Luxor nella «casa francese» costruita sui tetti del tempio, impara l'arabo, cura i contadini, riceve notabili e copti, e scrive alla famiglia lettere di rara libertà, pubblicate già nel 1865 con il titolo Letters from Egypt. Vi descrive la corvée, le tasse e le leve forzate che schiacciano i fellah, come Macbrair trent'anni prima sotto Mehmet Ali. Ma là dove il missionario vedeva anime da conquistare, lei vede vicini e amici, e leggendola si misura tutto ciò che l'arroganza europea si lasciava sfuggire.
Leggere un'edizione libera → -
Mark Twain, The Innocents Abroad (1869)
Nel 1867 Mark Twain si imbarca sul Quaker City con un gruppo di pellegrini americani, per una delle prime crociere organizzate verso la Terra Santa. Napoli e il Vesuvio, Roma, Costantinopoli, Smirne, Beirut, Baalbek, Damasco, la Galilea, Gerusalemme, il Mar Morto, poi le piramidi: l'elenco degli scali coincide quasi con quello di Ida Pfeiffer. Ma dove la viennese viaggiava sola e con pochi mezzi, Twain descrive il turismo nascente, le sue guide, i suoi souvenir e i passeggeri che scheggiano i monumenti. La sua ironia sulle reliquie dubbie e sui luoghi santi contesi si avvicina a tratti, con più mordente, al buon senso della Pfeiffer.
Leggere un'edizione libera → -
Amelia B. Edwards, Mille milles en remontant le Nil (A Thousand Miles up the Nile) (1873-1874)
Romanziera e giornalista, Amelia Edwards arriva in Egitto quasi per caso, nel novembre 1873, per sfuggire alla pioggia d'Europa. Prende a nolo una dahabiya e risale il Nilo oltre Abu Simbel fino alla seconda cateratta, disegnando tutto ciò che vede. Il suo libro, A Thousand Miles up the Nile, uscito nel 1877, unisce umorismo, erudizione e indignazione davanti ai monumenti mutilati dai cercatori di tesori e dai visitatori. Nel 1882 fonderà l'Egypt Exploration Fund, per scavare e proteggere questo patrimonio. Macbrair aveva visto gli stessi templi a Tebe, Edfu e File; quarant'anni dopo, Edwards mostra che cosa il turismo nascente ha fatto di quel Nilo dei missionari e dei pascià.
Leggere un'edizione libera → -
Samuel White Baker, Cyprus as I Saw It in 1879 (1879)
Un anno dopo che l'Impero ottomano ha ceduto l'amministrazione di Cipro alla Gran Bretagna, l'esploratore del Nilo Samuel Baker sbarca a Larnaca e percorre l'isola per diversi mesi con la moglie Florence, in carro e sotto la tenda. Descrive le strade, le foreste devastate, i contadini, le imposte, le città di Nicosia, Kyrenia e Famagosta, e giudica senza indulgenza la nuova amministrazione come la vecchia. Oltre un secolo dopo Niebuhr, la questione resta la stessa: perché un'isola così fertile è così povera? La risposta di Baker, quella di un colono pragmatico, fa eco alla collera dei ciprioti del 1766.
Leggere un'edizione libera → -
Guy Le Strange, Palestine sous les musulmans (1890)
L'orientalista inglese raccoglie nel 1890 le descrizioni che i geografi arabi e persiani hanno lasciato della Siria e della Palestina, dal VII al XV secolo, e riserva un ampio spazio alla testimonianza di Nasir su Gerusalemme e il Haram. Leggere questa raccolta dopo il Safarnama significa ricollocare il diario del persiano nel coro di tutti coloro che hanno descritto la città santa prima dei crociati: Le Strange traduce, confronta, contestualizza e fa udire la voce di Nasir tra i suoi pari.
-
Pierre Loti, Jérusalem (1895)
Nella primavera 1894 Pierre Loti attraversa il deserto del Sinai in groppa a un cammello, poi raggiunge Gerusalemme, dove trascorre diverse settimane. Il libro che ne trae, pubblicato nel 1895, è quello di un credente senza fede che spera ancora in un'emozione davanti alla tomba di Cristo e trova una città già cambiata dagli alberghi, dalle folle di pellegrini e dalle nuove costruzioni. Mezzo secolo separa i due viaggi: la Via Dolorosa, il monte degli Ulivi, la valle di Giosafat sono gli stessi, ma la Gerusalemme della Pfeiffer, piccola città ottomana di cui di notte si chiudevano le porte, ha cominciato a espandersi fuori dalle mura.
Leggere un'edizione libera → -
Gertrude Bell, Syria: The Desert & the Sown (1905)
All'inizio del 1905 Gertrude Bell lascia Gerusalemme a cavallo, attraversa l'Hauran e il paese dei drusi, raggiunge Damasco, Homs e Hama, poi si attarda ad Aleppo prima di scendere per Antiochia fino ad Alessandretta, dove si ferma il suo libro, pubblicato nel 1907. È quasi l'itinerario di Niebuhr, in senso inverso e centoquarant'anni dopo: gli stessi beduini padroni del deserto, gli stessi nusayri, le stesse rovine di Antiochia. Bell, archeologa e futura protagonista della politica britannica in Iraq, scrive con un senso del dialogo e del ritratto che fa di questo racconto uno dei classici del viaggio nel Levante.
Leggere un'edizione libera →