I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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Peter Füssli, Voyage à Jérusalem en 1523 et lettre sur la chute de Rhodes (1523)
Quattro anni dopo Tschudi, un altro Confederato prende la via del Santo Sepolcro: lo zurighese Peter Füssli, fonditore di campane e di cannoni, ex capitano delle guerre d'Italia e membro del Gran Consiglio della sua città. Il suo racconto del 1523, più asciutto di quello del glaronese, segue la stessa rotta dei pellegrini per Venezia, ma si accompagna a una lettera sulla caduta di Rodi, presa da Solimano il Magnifico alla fine del 1522: l'isola dove Tschudi aveva fatto seppellire Peter Falck e Melchior zur Gilgen è ormai ottomana, e i suoi cavalieri sono partiti. I due testi di Füssli sono stati editi insieme nel 1982, e la loro lettura prolunga direttamente la digressione retrospettiva di Tschudi su Rodi.
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Pierre Belon, Les Observations de plusieurs singularités et choses mémorables (1546-1549)
Il naturalista Pierre Belon, originario di Le Mans, parte nel 1546 al seguito dell'ambasciata francese presso Solimano e rientra solo nel 1549. Le sue Observations, pubblicate nel 1553, conducono il lettore in Grecia, a Creta, a Costantinopoli, in Egitto e in Terra Santa, ma con uno sguardo diverso da quello di Tschudi: Belon annota le piante, i pesci, i serpenti, i rimedi e i mestieri, e descrive le persone più che le reliquie. Una generazione dopo il pellegrino di Glarona, il Mediterraneo orientale diventa un terreno d'indagine dotta, e la strada di Gerusalemme un cammino di curiosi quanto di devoti. Gli scali di Candia e di Rodi vi acquistano tutt'altro rilievo.
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Leonhard Rauwolf, Description véritable du voyage en Orient (Aigentliche Beschreibung der Raiß) (1573-1576)
Medico e botanico di Augusta, Leonhard Rauwolf si imbarca a Marsiglia nel 1573 per conto di una casa di commercio, vive nove mesi ad Aleppo, scende fino a Baghdad, poi, richiamato dal fallimento dei suoi committenti, compie nel 1575 il pellegrinaggio a Gerusalemme prima di rientrare per Venezia all'inizio del 1576. Il suo racconto, stampato a Lauingen nel 1582, è un erbario quanto un diario; vi si legge una delle prime descrizioni europee del caffè. Come Tschudi, Rauwolf scrive in tedesco per lettori rimasti in patria, ma scopre una Terra Santa in cui l'amministrazione ottomana, ancora nuovissima nel 1519, è insediata da più di mezzo secolo.
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Michel de Montaigne, Journal de voyage en Italie (1580-1581)
Tre quarti di secolo dopo Dürer, Montaigne attraversa la Svizzera e la Germania per raggiungere l'Italia e si ferma una settimana a Venezia nel novembre 1580. Trova la città meno meravigliosa di come l'aveva immaginata, ne osserva le istituzioni, la polizia e le cortigiane, e riceve un libro di lettere di Veronica Franco. Il diario, dettato in parte a un segretario, fu ritrovato e pubblicato soltanto nel 1774. Vi si ritrova ciò che Dürer descriveva dall'interno: una città che accoglie lo straniero con curiosità e un po' di diffidenza, e un viaggiatore del Nord che misura, con ironia, ciò che ha guadagnato e perduto uscendo di casa.
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Thomas Coryat, Coryat's Crudities (1608)
Nel 1608 uno stravagante del Somerset parte a piedi attraverso la Francia e l'Italia, trascorre sei settimane a Venezia, poi rientra in Inghilterra per la Svizzera, il Reno e i Paesi Bassi. Le sue Crudities, pubblicate nel 1611, offrono una delle descrizioni inglesi più vivaci di Venezia: piazza San Marco, le gondole, le cortigiane, il Palazzo Ducale, e l'uso italiano della forchetta, che riferisce come una curiosità. Sul Reno discende quasi lo stesso fiume di Dürer, da Magonza a Colonia, e attraversa poi le province olandesi. Il suo tono burlone e spaccone ricorda a tratti le lettere di Dürer a Pirckheimer, un secolo prima, quando il pittore prendeva in giro gli amici rimasti a Norimberga.
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George Sandys, A Relation of a Journey begun An. Dom. 1610 (1610-1611)
Nel 1610 il poeta inglese George Sandys parte da Venezia per un lungo viaggio nell'Impero ottomano: Costantinopoli, l'Egitto e il Sinai, la Palestina, poi Cipro, prima di risalire per la Sicilia, Napoli e Roma. La sua Relation, pubblicata nel 1615 e spesso ristampata, descrive il Santo Sepolcro, le comunità cristiane che se ne dividono le cappelle e i pellegrini venuti da tutta Europa. A meno di un secolo da Tschudi lo scenario è cambiato poco, con i suoi francescani, le sue tasse e le sue scorte, e l'itinerario passa ancora per Venezia e per Cipro; ma lo sguardo è quello di un protestante colto, attento alle antichità e più scettico davanti alle reliquie del gentiluomo di Glarona.
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Jean de Thévenot, Relation d'un voyage fait au Levant (1664)
Quarant'anni dopo Bénard, un altro giovane parigino parte per il Levante, nel 1655. Jean de Thévenot trascorre diversi anni a Costantinopoli, in Egitto e in Terra Santa, dove riceve anche lui la cavalleria del Santo Sepolcro. Ma là dove Bénard conta le indulgenze, Thévenot osserva i costumi, le monete, i caffè e le carovane con una curiosità più da viaggiatore che da pellegrino. La sua relazione esce nel 1664 e sarà spesso ristampata. Riparte poi per la Persia e l'India e muore sulla via del ritorno, nel 1667. I due libri mostrano come il pellegrinaggio diventi, nel giro di una generazione, un viaggio di osservazione.
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Henry Maundrell, A Journey from Aleppo to Jerusalem at Easter, A.D. 1697 (1697)
Cappellano dei mercanti inglesi di Aleppo, Henry Maundrell parte nel febbraio 1697 con una quindicina di compagni per trascorrere la Pasqua a Gerusalemme. Segue la costa siriana e libanese, passa per Sidone, Tiro e Acri, gli stessi porti dove Bénard era sbarcato e poi si era reimbarcato, prima di salire alla Città Santa e tornare per Damasco e Baalbek. Protestante, guarda le cerimonie del Santo Sepolcro con un'ironia che Bénard non avrebbe capito, ma misura le distanze e descrive le rovine con un'esattezza che fece del suo piccolo libro, uscito a Oxford nel 1703 e tradotto in francese già nel 1705, un compagno di strada per i viaggiatori del secolo seguente.
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Johann Wolfgang von Goethe, Voyage en Italie (1786-1788)
Nel settembre 1786 Goethe lascia Karlsbad in segreto e scende verso l'Italia. Trascorre poco più di due settimane a Venezia, sale sul campanile di San Marco, guarda le barche, scopre il mare, corre per le chiese del Palladio e davanti ai dipinti dei maestri veneziani, assiste alle arringhe e al teatro popolare. È il racconto fondatore del viaggio tedesco in Italia, quello di un uomo del Nord che vi cerca una rinascita personale. Dürer, quasi tre secoli prima, aveva già percorso quella strada e provato la stessa sensazione, in una lingua più cruda: a Venezia lo si tratta da gentiluomo, e teme di tornare a essere, a casa, un semplice parassita.
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Chateaubriand, Itinerario da Parigi a Gerusalemme (1806-1807)
Il titolo potrebbe essere quello di Bénard. Nel 1806 Chateaubriand parte da Parigi, attraversa la Grecia, raggiunge Costantinopoli e poi Giaffa, ed entra a Gerusalemme in ottobre. Come il giovane pellegrino del 1617, è accolto nel convento di San Salvatore e armato cavaliere del Santo Sepolcro con la spada di Goffredo di Buglione. Due secoli separano le due cerimonie, e quasi tutto il resto: Chateaubriand cerca immagini per la sua epopea e si mette in scena, Bénard scioglie un voto e redige l'inventario dei luoghi santi. Il ritorno per l'Egitto, Tunisi e la Spagna risponde alla lunga deviazione europea del pellegrino parigino. Il libro esce nel 1811.
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Alphonse de Lamartine, Viaggio in Oriente (1832-1833)
Nel 1832 Lamartine si imbarca a Marsiglia con la moglie e la figlia Julia su una nave che ha noleggiato, e approda sulla costa del Libano. Visita Gerusalemme in ottobre, poi torna a Beirut, dove Julia muore in dicembre. Pubblicato nel 1835, il racconto mescola paesaggi, incontri e un lutto che oscura tutto il viaggio. Anche Bénard partiva da Marsiglia e approdava a Sidone; ma là dove egli vede in Palestina solo le tracce del Vangelo, Lamartine vi cerca un'emozione personale e una riflessione sul futuro dell'Oriente, nel tempo in cui l'Impero ottomano vacilla.
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Victor Hugo, Le Rhin (1838-1840)
Hugo risale il Reno alla fine degli anni 1830 e ne trae, nel 1842, un libro di lettere a un amico. Si ferma ad Aquisgrana davanti alla tomba di Carlo Magno, contempla la cattedrale incompiuta di Colonia, si stupisce davanti a Bacharach, a Sankt Goar e ai burgs in rovina, e mescola ai paesaggi le leggende, la storia e la politica europea. È quasi esattamente il percorso di Dürer nel 1520: le stesse città di pedaggio, la stessa cappella di Carlo Magno dove il pittore vide consacrare Carlo V, la stessa Colonia dove ottenne la sua pensione. Là dove Dürer contava i fiorini versati ai doganieri, Hugo sogna davanti alle rovine di un Medioevo scomparso.
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Gérard de Nerval, Viaggio in Oriente (1843)
Nove anni dopo Macbrair, Gérard de Nerval sbarca ad Alessandria all'inizio del 1843 e si stabilisce al Cairo, dove affitta una casa, compra una schiava giavanese e si fa raccontare la leggenda del califfo Hakem. Raggiunge poi Beirut e la montagna del Libano, nel cuore delle rivalità tra drusi e maroniti che Macbrair vedeva già fermentare sotto Ibrahim Pascià. Il suo Viaggio in Oriente, uscito nel 1851, mescola reportage, fantasticheria e racconti incastonati. Il contrasto è totale: il poeta cerca nell'Oriente un mistero da amare, il missionario un popolo da salvare, ma entrambi descrivono la stessa città brulicante, i suoi caffè, i suoi mercati e i suoi vicoli.
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Harriet Martineau, Eastern Life, Present and Past (1848)
Quattro anni dopo Ida Pfeiffer, l'inglese Harriet Martineau, già celebre per i suoi scritti di economia politica, parte a sua volta per l'Oriente alla fine del 1846. Risale il Nilo fino alla Nubia, attraversa il Sinai, visita Petra, poi Gerusalemme, la Galilea e Damasco. Come la viennese, viaggia da donna matura, senza lasciarsi fermare dalle fatiche della sella e delle tende. Ma dove la Pfeiffer prega, la Martineau ragiona: il suo libro fa dei templi egizi e dei luoghi santi le tappe di una storia delle religioni, al punto da scandalizzare una parte dei lettori. Due donne davanti alle stesse pietre, due modi di credere.
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Gustave Flaubert, Notes de voyages (1849-1851)
Con Maxime Du Camp, Flaubert percorre l'Egitto, poi la Palestina, la Siria, Rodi e Costantinopoli tra il 1849 e il 1851. Arriva a Gerusalemme nell'agosto 1850. I suoi taccuini, pubblicati dopo la sua morte ed editi nel 1910, non erano destinati al pubblico: note brevi, sensazioni, cose viste, senza indulgenza né per i santuari né per le liti delle comunità cristiane al Santo Sepolcro. La lettura colpisce dopo Bénard, che già descriveva la spartizione della chiesa tra latini, greci e armeni, ma con il fervore di un credente. Flaubert vi cerca la verità delle cose e vi trova soprattutto la disillusione.
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Gustave Flaubert, Viaggio in Oriente (1849-1851)
Nel novembre 1849 Gustave Flaubert, ventisette anni, si imbarca a Marsiglia con Maxime Du Camp, incaricato di una missione fotografica. Risalgono il Nilo in cangia fino alla seconda cateratta, si fermano a File, Tebe ed Esna, poi raggiungono Beirut, Gerusalemme, Damasco e Baalbek. Gli appunti e le lettere di questo viaggio, raccolti nel Viaggio in Oriente e pubblicati dopo la morte dello scrittore, sono crudi, divertenti, sensuali, di una precisione da pittore. Quindici anni dopo Macbrair, Flaubert ne segue quasi l'itinerario, dal Cairo alle rovine di Baalbek, ma con l'occhio di un artista che vuole vedere tutto e non giudicare nulla: il lettore può confrontare due sguardi, l'uno pio, l'altro profano, sulle stesse rive.
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Thomas Eyre Poole, La vie, les paysages et les mœurs en Sierra Leone et en Gambie (1850)
Cappellano coloniale e di guarnigione a Freetown, il reverendo Thomas Eyre Poole pubblica a Londra, nel 1850, due volumi sulle colonie britanniche dell'Africa occidentale, Life, Scenery, and Customs in Sierra Leone and the Gambia. Dalla Sierra Leone passa in Gambia, visita gli insediamenti lungo il fiume e lo risale a lungo. Descrive la vita dei coloni, degli africani liberati e dei popoli rivieraschi, si sofferma sulle chiese mal tenute, sui cimiteri invasi dalle erbacce e sulle febbri che falciano gli europei, alle quali egli stesso scampa più volte. Il lettore vi ritrova la colonia fragile, con i suoi empori e le sue missioni, che Macbrair aveva conosciuto, vista questa volta da un ecclesiastico anglicano anziché metodista.
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Herman Melville, Journal of a Visit to Europe and the Levant (1856-1857)
Nel dicembre 1856 Herman Melville, esausto per il fallimento dei suoi ultimi romanzi, arriva nel Levante. Vede Costantinopoli, le piramidi di Giza, poi Giaffa e Gerusalemme nel gennaio 1857, prima di rientrare per Beirut, la Grecia, Napoli e Roma. Il suo diario, tenuto in appunti rapidi, è cupo: la Giudea gli appare un paesaggio di pietre e desolazione, ben lontano dalla Terra promessa. Il lettore della Pfeiffer vi ritrova le stesse tappe, dal Bosforo al Vesuvio, ma viste da un uomo che cerca la fede invece di portarla con sé. Queste pagine alimenteranno il suo lungo poema Clarel, pubblicato nel 1876.
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Lucie Duff Gordon, Lettres d'Égypte (1862-1869)
Malata di tubercolosi, Lucie Duff Gordon parte nel 1862 per cercare in Egitto un'aria più secca e vi trascorre gli ultimi anni della sua vita. Si stabilisce a Luxor nella «casa francese» costruita sui tetti del tempio, impara l'arabo, cura i contadini, riceve notabili e copti, e scrive alla famiglia lettere di rara libertà, pubblicate già nel 1865 con il titolo Letters from Egypt. Vi descrive la corvée, le tasse e le leve forzate che schiacciano i fellah, come Macbrair trent'anni prima sotto Mehmet Ali. Ma là dove il missionario vedeva anime da conquistare, lei vede vicini e amici, e leggendola si misura tutto ciò che l'arroganza europea si lasciava sfuggire.
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Mark Twain, The Innocents Abroad (1869)
Nel 1867 Mark Twain si imbarca sul Quaker City con un gruppo di pellegrini americani, per una delle prime crociere organizzate verso la Terra Santa. Napoli e il Vesuvio, Roma, Costantinopoli, Smirne, Beirut, Baalbek, Damasco, la Galilea, Gerusalemme, il Mar Morto, poi le piramidi: l'elenco degli scali coincide quasi con quello di Ida Pfeiffer. Ma dove la viennese viaggiava sola e con pochi mezzi, Twain descrive il turismo nascente, le sue guide, i suoi souvenir e i passeggeri che scheggiano i monumenti. La sua ironia sulle reliquie dubbie e sui luoghi santi contesi si avvicina a tratti, con più mordente, al buon senso della Pfeiffer.
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Amelia B. Edwards, Mille milles en remontant le Nil (A Thousand Miles up the Nile) (1873-1874)
Romanziera e giornalista, Amelia Edwards arriva in Egitto quasi per caso, nel novembre 1873, per sfuggire alla pioggia d'Europa. Prende a nolo una dahabiya e risale il Nilo oltre Abu Simbel fino alla seconda cateratta, disegnando tutto ciò che vede. Il suo libro, A Thousand Miles up the Nile, uscito nel 1877, unisce umorismo, erudizione e indignazione davanti ai monumenti mutilati dai cercatori di tesori e dai visitatori. Nel 1882 fonderà l'Egypt Exploration Fund, per scavare e proteggere questo patrimonio. Macbrair aveva visto gli stessi templi a Tebe, Edfu e File; quarant'anni dopo, Edwards mostra che cosa il turismo nascente ha fatto di quel Nilo dei missionari e dei pascià.
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Eugène Fromentin, Les Maîtres d'autrefois (1875)
Pittore e scrittore, Fromentin parte nel 1875 per vedere sul posto i dipinti del Belgio e dell'Olanda, e pubblica l'anno seguente questo libro divenuto un classico della critica d'arte. Segue Rubens ad Anversa e a Malines, si ferma a Bruges davanti a Memling, a Gand davanti all'Agnello mistico dei Van Eyck, poi raggiunge l'Olanda di Rembrandt. È uno dei rari racconti che guardano queste città con occhi di pittore, come Dürer nel 1521, quando annotava a Gand il dipinto di Jan e a Bruges la Vergine di Michelangelo. Tre secoli e mezzo separano i due viaggiatori, ma la stessa domanda li guida: come hanno fatto questi maestri?
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Pierre Loti, Jérusalem (1895)
Nella primavera 1894 Pierre Loti attraversa il deserto del Sinai in groppa a un cammello, poi raggiunge Gerusalemme, dove trascorre diverse settimane. Il libro che ne trae, pubblicato nel 1895, è quello di un credente senza fede che spera ancora in un'emozione davanti alla tomba di Cristo e trova una città già cambiata dagli alberghi, dalle folle di pellegrini e dalle nuove costruzioni. Mezzo secolo separa i due viaggi: la Via Dolorosa, il monte degli Ulivi, la valle di Giosafat sono gli stessi, ma la Gerusalemme della Pfeiffer, piccola città ottomana di cui di notte si chiudevano le porte, ha cominciato a espandersi fuori dalle mura.
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