I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
-
Marco Polo, Le Devisement du monde (1298)
Al ritorno dalla Cina, il veneziano costeggia la costa di Coromandel, si ferma alla tomba di san Tommaso, descrive le pescherie di perle, i re nudi coperti di gioielli, i roghi delle vedove e il regno di Ceylon con il suo Picco Sacro. Tutte le meraviglie che Hamilton ritrova, sminuite o contese, Marco Polo le vede sfolgoranti, quattro secoli prima. Leggerli l'uno dopo l'altro significa seguire la lenta trasformazione di uno stesso litorale, dagli splendori medievali ai fondachi fortificati del tempo delle compagnie.
-
Ibn Battuta, Voyages (1325-1354)
Tre secoli prima di Hamilton, il grande viaggiatore marocchino costeggia già la costa swahili di Mombasa e di Quiloa, risale il golfo Persico, raggiunge l'India e serve il sultano di Delhi. Vede questi stessi porti musulmani quando sono all'apice della loro prosperità, prima che i portoghesi li saccheggino e che gli arabi di Mascate ne riprendano alcuni. La sua testimonianza dà la profondità temporale che manca al racconto del capitano, pressato dal commercio.
-
Ludovico di Varthema, Itinéraire (1510)
Avventuriero bolognese dell'inizio del sedicesimo secolo, Varthema è uno dei primi europei a visitare La Mecca travestito da pellegrino, per poi scendere il Mar Rosso fino ad Aden e raggiungere l'India. Percorre la costa d'Arabia che Hamilton costeggerà due secoli più tardi, si ferma negli stessi porti del caffè, descrive gli stessi sceicchi avidi di tributi. Il suo racconto picaresco illumina, in anticipo, il mondo arabo che il capitano osserverà con occhio più freddo di mercante.
-
Antonio Pigafetta, Relation du premier voyage autour du monde (1519-1522)
Due secoli prima di Hamilton, il gentiluomo vicentino si imbarca con Magellano e sopravvive alla spedizione che, per prima, attraversa il Pacifico. Tocca le Filippine dove il capitano troverà la morte, raggiunge il Borneo e la sua corte sfarzosa, carica il garofano delle Molucche e costeggia Timor, quelle stesse isole dove il mercante scozzese arriverà duecento anni dopo. Il suo diario meravigliato mostra l'arcipelago delle spezie nell'istante in cui l'Europa lo scopre, quando Hamilton non ne vedrà più che i fondachi contesi delle compagnie. Leggerli l'uno dopo l'altro significa seguire il passaggio dal sogno delle spezie al loro commercio ordinario.
-
Matteo Ricci et Nicolas Trigault, Histoire de l'expédition chrétienne au royaume de la Chine (1615)
Il gesuita Ricci, entrato in Cina alla fine del sedicesimo secolo, impara la lingua e i classici, conquista l'amicizia dei letterati e penetra fino a Pechino. Il suo racconto, messo in forma da Trigault, rivela all'Europa una civiltà raffinata che il capitano, un secolo dopo, sfiorerà soltanto attraverso lo sportello delle dogane di Canton. Là dove Hamilton impreca contro l'Hapoa e le sue angherie, Ricci descrive dall'interno la corte, l'esame dei mandarini e la saggezza di Confucio, e dà alla Cina dei mercanti quella profondità dotta che manca allo sguardo del solo negoziante.
-
Tomé Pires, Suma oriental (ca. 1515)
Speziale e agente portoghese, Pires redige verso il 1515, dalla stessa Malacca, la più completa descrizione del grande commercio asiatico del suo tempo, prima di morire prigioniero in Cina. Elenca i carichi, le rotte e le nazioni che si incrociano allo stretto, quello stesso passaggio dove Hamilton conclude il suo secondo tomo. Il suo inventario minuzioso mostra Malacca all'apice della sua fortuna mercantile, quando il capitano scozzese non ne vedrà più che una colonia olandese, ricca ancora ma decaduta dalla sua gloria primitiva.
-
Duarte Barbosa, Le Livre de Duarte Barbosa (ca. 1516)
Fattore portoghese dell'inizio del sedicesimo secolo, Barbosa descrive l'oceano Indiano nel momento in cui la sua nazione ne detiene le chiavi, due secoli prima che Hamilton ne constati il declino. Cambay, Diu, Ormuz, Mombasa, Mozambico: tutte le piazze che il capitano scozzese trova fortificate, assediate o perdute, Barbosa le vede nuove, nelle mani della Corona del Portogallo. Leggere l'uno dopo l'altro significa misurare la lenta marea che ritira la potenza lusitana da queste coste.
-
Abel Tasman, Journal de voyage (1643)
Nel 1643, il navigatore olandese approda per primo alle isole che chiama Amsterdam e Middelburg, ossia Tongatapu ed Eua, centotrentaquattro anni prima di Cook. Il suo diario, breve e diffidente, annota il baratto, le piroghe, la dolcezza ingannevole dell'accoglienza. Rileggerlo prima di questo tomo significa misurare ciò che Cook trova immutato e ciò che comprende in più: là dove Tasman vedeva solo una costa accogliente, Cook distingue una regalità, un tabù, un impero di isole.
-
Nicolas Sanson e i cartografi del gran secolo (1650-1700)
Prima dei rilievi moderni, l'oceano Indiano si legge sulle carte dei geografi del re, dove le coste che Hamilton dice così mal rappresentate prendono forma a poco a poco. Seguire queste carte, dal mare d'Etiopia alle foci dell'Indo, permette di capire perché il capitano si lamenti continuamente di banchi e scogli assenti dai portolani: naviga in un mondo ancora per metà intuito, che altri, dopo di lui, finiranno di disegnare.
-
Robert Knox, An Historical Relation of the Island Ceylon in the East Indies (1659-1679)
Burckhardt conosce il re di Kandy solo attraverso l'ambasceria di Puqvoy. Il marinaio inglese Robert Knox, invece, ha vissuto diciannove anni nel suo regno. Catturato nel 1659 con una parte del suo equipaggio dalle truppe di Raja Sinha II, sopravvive facendo berretti a maglia e prestando grano, fino alla fuga verso il forte olandese di Arippu, che lo manda a Batavia. Rientrato a Londra nel settembre 1680, pubblica il suo racconto nel 1681, con l'appoggio della Royal Society. Tradotto in tedesco già nel 1689, offre il rovescio esatto di quello di Burckhardt: la Ceylon singalese vista dall'interno, da un prigioniero, di fronte alla Ceylon dei forti olandesi della costa.
Leggere un'edizione libera → -
Johan Nieuhof, L'Ambassade de la Compagnie orientale des Provinces-Unies vers l'empereur de la Chine (1665)
Membro della prima grande ambasciata olandese a Pechino, a metà del diciassettesimo secolo, Nieuhof risale la Cina da Canton fino alla capitale e riporta centinaia di disegni che fissano a lungo l'immagine del paese in Europa. Vede, cinquant'anni prima di Hamilton, gli stessi fiumi, gli stessi ponti e le stesse città, ma dal lato dell'ambasciata supplicante piuttosto che del mercante beffato. Il suo libro illumina il cerimoniale e l'alterigia dell'amministrazione imperiale che il capitano subirà a sua volta, senza mai penetrarne gli usi.
-
Arnoldus Montanus, Ambassades mémorables vers les empereurs du Japon (1669)
Compilatore olandese del diciassettesimo secolo, Montanus raccoglie i racconti degli inviati della Compagnia nel Giappone degli shogun, quel paese richiuso su se stesso che solo gli Olandesi ancora avvicinano, dalla stretta finestra di Nagasaki. Il suo libro, tutto fruscii di cortei e meraviglie, mostra l'impero chiuso che Hamilton intravede soltanto da lontano, e racconta nei minimi dettagli la repressione del cristianesimo e l'astuzia dei mercanti che il capitano riassume in poche pagine intense. È il grande quadro europeo del Giappone proibito, di cui Hamilton dà soltanto l'abbozzo.
-
Jean-Baptiste Tavernier, Les Six Voyages (1676)
Due secoli più tardi, il mercante di pietre preziose Tavernier percorre ancora Hormuz, la Persia, l'India e il golfo del Bengala. I suoi Les Six Voyages descrivono le miniere di diamanti, le corti e le rotte commerciali delle stesse regioni di Fei Xin. Vi si vede ciò che sono diventati, sotto altri imperi, gli empori e i mercati che la flotta del Tesoro aveva visitato.
-
Gemelli Careri, Voyage autour du monde (1699-1700)
Alla fine del diciassettesimo secolo, il giurista napoletano fa a proprie spese il giro della Terra. Attraversa la Cina, sale a Pechino, contempla la Grande Muraglia, poi si imbarca a Manila sul galeone che collega le Filippine all'America. Quasi contemporaneo di Hamilton, percorre esattamente i mari di questo terzo tomo, ma da curioso libero e non da mercante. La sua testimonianza conferma, corregge o colora molte scene del capitano, dalla corte di Canton alle strade di Manila, e offre un compagno di viaggio letterato all'attraversamento dell'Insulindia e dei mari della Cina.
-
Peter Kolb, Caput Bonae Spei hodiernum (1705-1713)
Trent'anni dopo lo scalo di Burckhardt, il francone Peter Kolb sbarca al Capo nel 1705, inviato da un consigliere prussiano, il barone von Krosigk, per compiervi osservazioni astronomiche. Vi resta diversi anni, finché la vista non gli si indebolisce, e si interessa soprattutto alla colonia olandese e ai Khoikhoi, quelli che Burckhardt chiama Ottentotti. Il suo grande libro esce a Norimberga nel 1719, e una traduzione francese segue nel 1741. Kolb rompe con i luoghi comuni dei predecessori, confronta le credenze dei Khoikhoi con quelle degli europei e riferisce le razzie armate dei coloni. Da rileggere accanto al capitolo del Capo, scritto da un soldato di passaggio, impaziente di ripartire.
Leggere un'edizione libera → -
Johann Wolfgang Heydt, Allerneuester Geographisch- und Topographischer Schau-Platz von Africa und Ost-Indien (1733-1740)
Johann Wolfgang Heydt segue, mezzo secolo più tardi, il cammino di Burckhardt: un tedesco entrato al servizio della Compagnia nel 1733, che trascorre prima due anni a Ceylon e poi raggiunge Batavia, dove nel 1737 diventa architetto e disegnatore della Compagnia. Tornato in Europa nel 1740 per motivi di salute, pubblica a Norimberga nel 1744 un grande album di oltre cento tavole incise dai suoi disegni, accompagnate da un lungo testo: il Capo, Colombo e le sue fortificazioni, Batavia, Malacca, le Molucche, Dejima. Vi si vedono, disegnati, i luoghi che Burckhardt descrive a parole: le cittadelle, le strade, i giardini e la vita degli impiegati europei delle Indie.
Leggere un'edizione libera → -
Louis-Antoine de Bougainville, Voyage autour du monde (1768)
Nell'aprile 1768, la Boudeuse getta l'ancora davanti a Tahiti, che Bougainville battezza Nuova Citera e lascia dopo nove giorni, lasciandosi dietro alcune ancore e una leggenda. Il suo racconto, scritto da gentiluomo filosofo, inventa da solo il mito polinesiano che occuperà l'Europa per un secolo. Leggerlo prima di questo tomo significa misurare la distanza tra il sogno e l'inchiesta: là dove Bougainville vede un'isola della dolcezza, Cook e Anderson enumerano i ranghi, le guerre, i crani del morai. L'ancora riscattata a Bora Bora è il filo che collega i due libri.
-
Carl Peter Thunberg, Resa uti Europa, Africa, Asia, förrättad åren 1770-1779 (1770-1779)
Allievo di Linneo, lo svedese Carl Peter Thunberg si arruola nel 1771 come chirurgo della Compagnia olandese per erborizzare nelle Indie. Trascorre tre anni al Capo, raggiunge Batavia nel maggio 1775, soggiorna nella stazione commerciale di Dejima e accompagna nel 1776 l'ambasceria olandese a Edo, poi vive a Ceylon dal luglio 1777 al febbraio 1778, prima di rientrare passando per il Capo. Il suo racconto esce a Uppsala a partire dal 1788. Ripercorre quasi, cento anni dopo, il tragitto della memoria di Burckhardt, dal Capo al Giappone chiuso passando per Ceylon, ma con l'occhio di un naturalista: là dove lo scrivano riferisce meraviglie, Thunberg nomina, classifica e descrive le piante.
Leggere un'edizione libera → -
Georg Forster, Voyage autour du monde (1772-1775)
Figlio del naturalista imbarcato sul secondo viaggio, Forster ha diciassette anni quando scopre Tahiti e le isole della Società. Il suo racconto, pubblicato nel 1777, lo stesso anno in cui si colloca questo tomo, è il primo grande testo letterario uscito dai viaggi di Cook: una prosa sensibile, talvolta indignata, attenta a ciò che l'arrivo degli europei distrugge. Descrive le stesse spiagge, gli stessi capi, la stessa flotta da guerra, ma con gli occhi di un adolescente che rifiuta di essere soltanto testimone.
-
John Ledyard, Journal du dernier voyage du capitaine Cook (1776-1780)
Un caporale americano dei soldati di marina si trovava a Kealakekua quella mattina. Tornato a casa, Ledyard pubblicò a Hartford, nel 1783, un racconto del viaggio che precedette di oltre un anno l'edizione ufficiale e narrò la morte di Cook senza passare per l'Ammiragliato. Il tono è libero, talvolta preso in prestito da altri, e il giudizio severo sulla condotta degli ufficiali. È il primo contrappunto al testo che si è appena letto: due uomini, la stessa spiaggia, lo stesso quarto d'ora, e due versioni il cui confronto ha occupato gli storici da allora.
-
Jean-François de La Pérouse, Voyage autour du monde (1785-1788)
Dieci anni dopo Cook, La Pérouse attraversa le stesse acque, fa scalo alle vicine isole dei Navigatori, e vi perde il suo secondo in un agguato che risponde, come un'eco sinistra, a tutte le fastose amicizie di questo tomo. Il suo racconto, salvato dal naufragio finale da copie spedite in tempo, mostra il rovescio della medaglia polinesiana: lo stesso mare, gli stessi capi magnifici, e la violenza che Cook ha sfiorato senza sempre vederla arrivare.
-
Jean-Baptiste Barthélemy de Lesseps, Journal historique du voyage (1787-1788)
L'unico superstite della spedizione La Pérouse fu proprio quello che venne rimandato indietro. Nel settembre del 1787, a ventidue anni, Lesseps sbarca a San Pietro e San Paolo con i diari del suo comandante e l'ordine di portarli a Versailles per via di terra. Impiega un anno ad attraversare il Kamciatka, la Siberia e la Russia, in slitta trainata da cani e poi da renne, esattamente per le strade che King aveva appena descritto. Passa per Bolcheretsk, si ferma sulla tomba di Clerke, e ritrova le stesse jurte, gli stessi toion, gli stessi orsi. Nessun altro libro prolunga questo così da vicino.
La nostra edizione → -
John Meares, Voyages à la côte nord-ouest de l'Amérique (1788-1789)
Cook non aveva ancora lasciato Nootka che il prezzo delle pelli di lontra a Canton faceva già correre i mercanti. Nel 1788, Meares si installa nella stessa baia, vi costruisce una piccola nave, tratta con il capo Maquinna, e il suo insediamento contestato scatena la crisi di Nootka che rischia di gettare Inghilterra e Spagna in guerra. Il suo racconto, meno scrupoloso di quello di Cook, mostra il rovescio della scoperta: in dieci anni, l'insenatura delle lontre è diventata un emporio, e il baratto del ferro del capitano, il primo atto di un grande commercio.
-
John Meares, Voyages faits en 1788 et 1789 de la Chine à la côte nord-ouest d'Amérique (1788-1789)
Ecco il progetto del capitolo 19, messo in atto otto anni dopo, da un ex ufficiale di marina divenuto mercante. Meares arma a Macao, risale fino a Nootka, vi costruisce una casa e una nave, compra le pelli di lontra alle stesse condizioni che King aveva calcolato, ridiscende a venderle a Canton, e provoca di passaggio la crisi diplomatica che per poco non mise in guerra l'Inghilterra e la Spagna. Il suo libro è vanaglorioso e spesso disonesto, il che non gli impedisce di essere il primo documento del commercio marittimo delle pellicce, quello che questo tomo ha inventato senza saperlo.
-
William Bligh, A Voyage to the South Sea (1788-1789)
Il master della Resolution, quello che scandaglia le baie delle Kerguelen in questo tomo, torna ad Adventure Bay dodici anni dopo con la Bounty, vi pianta dei meli nello stesso punto, poi fa rotta su Tahiti dove lo attende l'ammutinamento. Leggere il suo passaggio sulla terra di Van Diemen a fianco di quello di Cook significa misurare cosa un allievo trattiene da un maestro: lo stesso metodo, gli stessi gesti, e un temperamento che farà tutta la differenza.
-
James Morrison, Journal de bord de la Bounty et Mémoire sur Tahiti (1789-1792)
Il nostromo della Bounty, rimasto a Tahiti dopo l'ammutinamento del 1789, vi vive quasi due anni prima di essere catturato, condannato, poi graziato. Il suo memoriale, scritto in prigione, è la descrizione più dettagliata che si abbia della società tahitiana prima della sua conversione: gli arioi, i morai, il maro reale, le guerre di distretto, tutto ciò che Cook intravedeva solo da visitatore. Illumina dall'interno i capitoli di Anderson, dodici anni dopo, sulle stesse isole.
-
James Bruce, Voyage aux sources du Nil (1790)
Mezzo secolo dopo Hamilton, lo scozzese James Bruce penetra finalmente in quell'Etiopia che il suo connazionale non aveva conosciuto se non attraverso il racconto di missionari in fuga. Vive alla corte del sovrano che gli europei chiamavano il Prete Gianni, vede con i propri occhi i costumi, la carne cruda, la moneta di sale di cui Hamilton aveva conoscenza solo per sentito dire. La sua testimonianza conferma, corregge e prolunga le pagine stupite che il capitano dedica al regno cristiano delle montagne.
-
George Vancouver, A Voyage of Discovery to the North Pacific Ocean (1791-1795)
Vancouver era aspirante guardiamarina sulla Discovery durante questo viaggio. Quindici anni dopo, comanda una propria spedizione, fa scalo a Dusky Bay poi allo stretto della Regina Carlotta, e ritrova i ceppi degli alberi tagliati dai carpentieri di Cook. Il lettore vi vede cosa diventano, in una generazione, un ancoraggio familiare e le persone che vi si accampavano.
-
François Péron, Voyage de découvertes aux terres australes (1800-1804)
La spedizione Baudin passa l'estate del 1802 in terra di Van Diemen e incontra a lungo gli abitanti della costa sud-orientale, gli stessi che escono dai boschi ad Adventure Bay in questo tomo. Péron, giovane studioso curioso e loquace, annota i loro nomi, i loro canti, i loro modi, e si dedica a misurazioni di forza fisica che dicono più su di lui che su di loro. È l'ultima grande testimonianza prima che tutto si ribalti.
-
Adam Johann von Krusenstern, Voyage autour du monde (1803-1806)
Venticinque anni dopo, la Russia fa infine ciò che King aveva immaginato per lei. Krusenstern collega il Kamciatka al Giappone e a Canton, porta un'ambasciata a Nagasaki che attende sei mesi per vedersi congedata, rileva le isole Curili e Sachalin, e vende a Canton le pellicce della Compagnia Russo-Americana. Vi si legge, pagina dopo pagina, il programma del capitolo 19 eseguito da altri, e la prima risposta seria alla domanda che King lasciava aperta: cosa succederebbe se il Kamciatka commerciasse direttamente con il Giappone?
-
John Martin, Récit de William Mariner aux îles Tonga (1806-1810)
Nel 1806, un mozzo inglese di nome William Mariner sopravvive al massacro della sua nave e vive quattro anni tra i tongani, adottato da un capo, imparando la lingua e le guerre dell'arcipelago. Dettata al dottor Martin, la sua testimonianza è la più intima che si abbia di questa società dall'interno. Illumina, meglio di ogni altra, ciò che Cook ha potuto solo intravedere dall'esterno: il senso del tabù, il posto del re sacro, la logica delle feste che questo tomo descrive con meraviglia.
-
Archibald Campbell, Voyage autour du monde (1809-1810)
Trent'anni dopo il dramma, un marinaio scozzese naufrago e amputato di entrambi i piedi approda alle Hawaii e vi trascorre tredici mesi, dal 1809 al 1810, sotto la protezione del re Kamehameha, il Maiha-Maiha di questo tomo. Vive a Honolulu, tesse vele per il sovrano, osserva una corte dove il ferro, le navi e i moschetti hanno cambiato tutto, e dove l'antico ordine dei capi tiene ancora. Nessun altro libro mostra altrettanto bene ciò che divenne, in una generazione d'uomo, il mondo descritto negli ultimi capitoli di questo volume.
-
Otto von Kotzebue, Voyage dans la mer du Sud et le détroit de Béring (1815-1818)
Nel 1815, un ufficiale russo riparte a cercare, nello stesso stretto dove Cook si era fermato, il passaggio che quest'ultimo non era riuscito a forzare. Sul brick Rurik, con a bordo il poeta e naturalista Chamisso, Kotzebue scopre a nord dello stretto una vasta baia che oggi porta il suo nome, e mette in luce scogliere di ghiaccio fossile mescolato a terra. Si aggira lungo la banchisa, interroga i Ciukci, e si scontra con lo stesso rifiuto del suo predecessore. Quarant'anni dopo, l'Artico non ha ceduto nulla.
-
Otto von Kotzebue, Voyage de découverte dans la mer du Sud et le détroit de Béring (1815-1818)
Nel 1816 un capitano russo riparte alla ricerca del passaggio dove Cook e Clerke avevano fallito. Scopre il grande golfo che porta il suo nome sulla costa americana, vi trova scogliere di ghiaccio fossile piene di ossa di mammut, misura le correnti dello stretto e si scontra con la stessa banchisa, nello stesso luogo, nella stessa stagione. Lo scienziato imbarcato, Chamisso, proprio colui che aveva scritto Peter Schlemihl, tiene dal canto suo il diario più vivo della spedizione. Due generazioni, un'unica barriera.
-
Jacques Arago, Promenade autour du monde (1819)
Disegnatore della spedizione Freycinet, Arago sbarca alle Hawaii nell'agosto del 1819, poche settimane dopo la morte di Kamehameha e pochi mesi prima che suo figlio rovesciasse pubblicamente la legge del tabu. Assiste dunque all'ultima estate dell'ordine di cui King, quarant'anni prima, aveva pazientemente smontato le regole. La sua penna è vivace, chiacchierona, spesso ingiusta, e prodigiosamente viva; vi si vedono capi in abiti europei, morai abbandonati e divieti che nessuno fa più rispettare. La fine di un mondo vista da un uomo che non sa di starla guardando.
-
Ferdinand von Wrangel, Le Nord de la Sibérie (1820-1824)
Il capitolo 7 di questo tomo sostiene che la costa tra il capo Chelatskoï e il capo Nord debba piegare verso ovest, e che non resti quasi più nulla di sconosciuto. Wrangel è andato a verificarlo. Dal 1820 al 1824 parte dalla Kolyma, il fiume stesso di Deshneff, e si spinge quattro volte sul mare ghiacciato in slitta trainata da cani, alla ricerca della terra che i Ciukci dicevano di vedere a nord. Non la trova, rischia più volte di perdersi su una banchisa alla deriva, ma rileva infine la costa che King aveva intuito. L'isola che non ha raggiunto porta oggi il suo nome.
-
William Ellis, Polynesian Researches (1822-1825)
Missionario a Huahine poi alle Hawaii negli anni 1820, Ellis ha visto i due arcipelaghi di questo tomo alla svolta del loro sconvolgimento. Parla le lingue, raccoglie le genealogie e i miti, descrive i templi prima della loro demolizione e i riti nel momento in cui li si abbandona. La sua testimonianza conferma, corregge e completa quasi tutto ciò che Cook aveva annotato in fretta, e permette di comprendere a posteriori cosa significasse il sacrificio di Attahooroo.
-
John Williams, Récit d'entreprises missionnaires dans les mers du Sud (1823)
Il missionario che approda a Rarotonga nel 1823 e percorre le isole Cook e le isole degli Amici inaugura il secolo che trasformerà queste società da cima a fondo. Il suo libro, bestseller dell'Inghilterra vittoriana, racconta con fervore ciò che Cook aveva lasciato intatto e che la missione si accinge a rifare. Tra i due racconti sta tutto ciò che si ribalta: gli dèi abbandonati, il tessuto sostituito, il tabù abolito. Williams paga con la vita, a Erromango, l'opera che crede di portare.
-
Frederick William Beechey, Voyage vers le Pacifique et le détroit de Béring (1825-1828)
Nel 1826, il Blossom spinge più lontano di quanto Cook fosse riuscito ad arrivare. Beechey doppia il capo del Ghiaccio, raggiunge Point Barrow, l'estremità nord-ovest dell'America, e vi attende un Franklin venuto dall'interno che non arriverà mai. Completa, quasi punto per punto, la carta che questo tomo lasciava incompiuta al muro di banchisa, descrive gli Esquimaux della costa e i loro scambi con i Ciukci di fronte. Il suo racconto chiude, mezzo secolo dopo, la linea che Cook aveva tracciato fino al punto esatto dove i ghiacci lo avevano respinto.
-
Jules Dumont d'Urville, Voyage au pôle Sud et dans l'Océanie (1827-1840)
Il navigatore francese attraversa due volte la Nuova Zelanda, nel 1827 e poi nel 1840, e ancora nello stretto della Regina Carlotta alla vigilia del trattato di Waitangi. Conosce il suo Cook a memoria e lo cita a ogni insenatura. Tra i due racconti stanno sessant'anni: i moschetti, le missioni, le guerre che svuotano le baie, e capi che ormai sanno molto bene cosa annuncia una nave.
La nostra edizione → -
Charles Wilkes, Narrative of the United States Exploring Expedition (1840)
Ciò che la spedizione di Cook aveva mancato, l'America lo fece nel 1840. Wilkes condusse duecento uomini e tonnellate di strumenti fino alla vetta del Mauna Loa, vi accampò per settimane sotto la neve e vi misurò la gravità con il pendolo. Il racconto di questa salita, con i suoi portatori hawaiani, le sue tende gelate e il suo cratere fumante, risponde direttamente alla marcia abortita del capitolo 8, quando tre ufficiali rinunciarono davanti a un campo di pietre bruciate. Sessant'anni separano i due tentativi, e lo stesso vulcano li misura.
-
George Kennan, La vie sous la tente en Sibérie (1865-1867)
Nel 1865 una compagnia americana intraprende di collegare New York a Mosca con un telegrafo che passa per l'Alaska, lo stretto di Bering e la Siberia. Kennan, vent'anni, è incaricato di rilevare il tracciato dal Kamciatka all'Anadyr. Vive due anni presso i Koriaki nomadi e i Ciukci, descrive le loro mandrie di renne, le loro jurte e i loro sciamani, e si ritrova un giorno a mille verste da tutto apprendendo che il cavo transatlantico è appena stato posato e che il suo telegrafo non ha più ragion d'essere. Il paese dei capitoli 11-14, un secolo dopo, quasi immutato.
-
Mark Twain, Lettres des îles Sandwich (1866)
Nel 1866, un giovane giornalista sbarca a Honolulu per un giornale di Sacramento e vi resta quattro mesi. Twain visita le piantagioni, scende nel cratere del Kilauea, prova la tavola da nuoto e beve la sua parte d'acqua salata, poi si fa condurre a Kealakekua, davanti al monumento di Cook, dove scrive qualche pagina fredda su ciò che il capitano meritava o no. Il comico vi copre male una malinconia reale: il regno che attraversa è quello di questo tomo, ma spopolato, convertito, indebitato, e già rivolto verso la California.
-
Isabella Bird, Six Months in the Sandwich Islands (1873)
Nel 1873, un'inglese di quarant'anni, malata e intrepida, percorre le Hawaii a cavallo, all'amazzone poi a cavalcioni, dorme nelle capanne, scende sull'orlo del cratere del Kilauea e risale le valli di Kauai. Un secolo dopo Cook, trova un regno cristiano, una monarchia costituzionale, piantagioni di canna, e sotto tutto ciò la stessa terra vulcanica e gli stessi nomi. Il contrasto con la spiaggia di Waimea del gennaio 1778 sta tutto in un solo libro.
-
Ernst Haeckel, Indische Reisebriefe (1881-1882)
Due secoli dopo Burckhardt, un altro tedesco scopre Ceylon con meraviglia. Lo zoologo Ernst Haeckel, professore a Jena e grande difensore di Darwin, sbarca a Colombo il 21 novembre 1881, dopo un viaggio per Bombay, e resta nell'isola fino al marzo 1882. Allestisce un laboratorio a Belligemma, l'attuale Weligama, sulla costa meridionale non lontano da Matara, dove la barca di Burckhardt si era capovolta, visita Kandy e il giardino di Peradeniya e sale sulla vetta più alta dell'isola. Le sue lettere, riunite con il titolo Indische Reisebriefe, celebrano la giungla, il mare e la fauna, con i pregiudizi razziali del loro tempo.
Leggere un'edizione libera → -
Robert Louis Stevenson, Dans les mers du Sud (1888-1890)
Malato e in cerca di un clima, lo scrittore scozzese naviga dal 1888 al 1890 dalle Marchesi alle Gilbert, ascolta, interroga, e rifiuta la cartolina. Descrive società che ricordano ancora il tabù e i morai, e uno spopolamento che attribuisce senza mezzi termini al contatto europeo. Sulle isole della Società e su ciò che Cook vi ha lasciato senza volerlo, le sue pagine valgono ben più di certi trattati.
-
Basil Thomson, Les Distractions d'un premier ministre (1890-1891)
Alla fine del diciannovesimo secolo, un giovane funzionario britannico diventa, quasi per caso, primo ministro del regno di Tonga, unico Stato polinesiano a non essere mai stato colonizzato. Il suo libro, divertente e acuto, descrive una monarchia erede dell'antico ordine dei Tu'i Tonga di Poulaho, con i suoi riti, i suoi ranghi e i suoi tabù ancora vivaci. Vi si riconosce, sotto la vernice cristiana, l'arcipelago che Cook aveva creduto di capire, e la regalità sacra che aveva intuito dietro i fasti di Feenou.
-
Raymond Rallier du Baty, Aventures aux Kerguelen (1907-1909)
Nel 1907, un giovane bretone acquista un vecchio dundee, lo chiama J.-B. Charcot e parte con cinque uomini per vivere più di un anno sulla terra che Cook chiamava la Desolazione. Caccia l'elefante marino, traccia carte, sverna nei fiordi, e descrive la stessa roccia blu, lo stesso varec, gli stessi pinguini a migliaia. Nessun libro fa sentire meglio ciò che Cook si è limitato a costeggiare per otto giorni.