Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
-
Marco Polo, Le Devisement du monde (1298)
Al ritorno dalla Cina, il veneziano costeggia la costa di Coromandel, si ferma alla tomba di san Tommaso, descrive le pescherie di perle, i re nudi coperti di gioielli, i roghi delle vedove e il regno di Ceylon con il suo Picco Sacro. Tutte le meraviglie che Hamilton ritrova, sminuite o contese, Marco Polo le vede sfolgoranti, quattro secoli prima. Leggerli l'uno dopo l'altro significa seguire la lenta trasformazione di uno stesso litorale, dagli splendori medievali ai fondachi fortificati del tempo delle compagnie.
-
Ibn Battuta, Voyages (1325-1354)
Tre secoli prima di Hamilton, il grande viaggiatore marocchino costeggia già la costa swahili di Mombasa e di Quiloa, risale il golfo Persico, raggiunge l'India e serve il sultano di Delhi. Vede questi stessi porti musulmani quando sono all'apice della loro prosperità, prima che i portoghesi li saccheggino e che gli arabi di Mascate ne riprendano alcuni. La sua testimonianza dà la profondità temporale che manca al racconto del capitano, pressato dal commercio.
-
Ludovico di Varthema, Itinéraire (1510)
Avventuriero bolognese dell'inizio del sedicesimo secolo, Varthema è uno dei primi europei a visitare La Mecca travestito da pellegrino, per poi scendere il Mar Rosso fino ad Aden e raggiungere l'India. Percorre la costa d'Arabia che Hamilton costeggerà due secoli più tardi, si ferma negli stessi porti del caffè, descrive gli stessi sceicchi avidi di tributi. Il suo racconto picaresco illumina, in anticipo, il mondo arabo che il capitano osserverà con occhio più freddo di mercante.
-
Antonio Pigafetta, Relation du premier voyage autour du monde (1519-1522)
Due secoli prima di Hamilton, il gentiluomo vicentino si imbarca con Magellano e sopravvive alla spedizione che, per prima, attraversa il Pacifico. Tocca le Filippine dove il capitano troverà la morte, raggiunge il Borneo e la sua corte sfarzosa, carica il garofano delle Molucche e costeggia Timor, quelle stesse isole dove il mercante scozzese arriverà duecento anni dopo. Il suo diario meravigliato mostra l'arcipelago delle spezie nell'istante in cui l'Europa lo scopre, quando Hamilton non ne vedrà più che i fondachi contesi delle compagnie. Leggerli l'uno dopo l'altro significa seguire il passaggio dal sogno delle spezie al loro commercio ordinario.
-
Miguel de Castanhoso, Historia das cousas que o muy esforçado capitão Dom Christovão da Gama fez nos reynos do Preste João (1541-1543)
Quattordici anni dopo il ritorno di Álvares, la richiesta d'aiuto che il Prete Gianni rivolgeva al re del Portogallo riceve la sua risposta. Nel 1541 quattrocento portoghesi sbarcano a Massaua agli ordini di Cristoforo da Gama, figlio di Vasco, per combattere l'imam Ahmad Gragn, le cui armate devastano il regno. Miguel de Castanhoso, uno dei soldati, racconta la marcia tra le montagne che l'ambasciata aveva percorso, le battaglie, la cattura e la morte di Gama nel 1542, poi la vittoria del 1543 in cui l'imam è ucciso. Il paese descritto da Álvares, con le sue chiese e i suoi monasteri, appare qui devastato dalla guerra.
Leggere un'edizione libera → -
Matteo Ricci et Nicolas Trigault, Histoire de l'expédition chrétienne au royaume de la Chine (1615)
Il gesuita Ricci, entrato in Cina alla fine del sedicesimo secolo, impara la lingua e i classici, conquista l'amicizia dei letterati e penetra fino a Pechino. Il suo racconto, messo in forma da Trigault, rivela all'Europa una civiltà raffinata che il capitano, un secolo dopo, sfiorerà soltanto attraverso lo sportello delle dogane di Canton. Là dove Hamilton impreca contro l'Hapoa e le sue angherie, Ricci descrive dall'interno la corte, l'esame dei mandarini e la saggezza di Confucio, e dà alla Cina dei mercanti quella profondità dotta che manca allo sguardo del solo negoziante.
-
Tomé Pires, Suma oriental (ca. 1515)
Speziale e agente portoghese, Pires redige verso il 1515, dalla stessa Malacca, la più completa descrizione del grande commercio asiatico del suo tempo, prima di morire prigioniero in Cina. Elenca i carichi, le rotte e le nazioni che si incrociano allo stretto, quello stesso passaggio dove Hamilton conclude il suo secondo tomo. Il suo inventario minuzioso mostra Malacca all'apice della sua fortuna mercantile, quando il capitano scozzese non ne vedrà più che una colonia olandese, ricca ancora ma decaduta dalla sua gloria primitiva.
-
Duarte Barbosa, Le Livre de Duarte Barbosa (ca. 1516)
Fattore portoghese dell'inizio del sedicesimo secolo, Barbosa descrive l'oceano Indiano nel momento in cui la sua nazione ne detiene le chiavi, due secoli prima che Hamilton ne constati il declino. Cambay, Diu, Ormuz, Mombasa, Mozambico: tutte le piazze che il capitano scozzese trova fortificate, assediate o perdute, Barbosa le vede nuove, nelle mani della Corona del Portogallo. Leggere l'uno dopo l'altro significa misurare la lenta marea che ritira la potenza lusitana da queste coste.
-
Pedro Páez, Histoire de l'Éthiopie (1603-1620)
Gesuita castigliano, Pedro Páez trascorre sette anni prigioniero nello Yemen prima di raggiungere finalmente Massaua nel 1603, per la stessa via dell'ambasciata di Álvares. Impara il ge'ez, si guadagna la fiducia dell'imperatore Susenyos, che finisce per conquistare a Roma, e il 21 aprile 1618 si reca alle sorgenti del Nilo Azzurro, nel Goggiam. La sua Storia dell'Etiopia, compiuta verso il 1620, si fonda sulle cronache del paese e su ciò che ha visto per confutare le favole che gli autori europei diffondevano sul regno. Rimasta manoscritta per quasi tre secoli, è la grande risposta dotta al racconto del 1540.
-
Jerónimo Lobo, Voyage historique d'Abissinie (1625-1634)
Partito da Goa nel 1625 con il patriarca Afonso Mendes, il gesuita Jerónimo Lobo attraversa il deserto da Beilul e assume la guida delle missioni del Tigrè. Vede il cattolicesimo trionfare sotto Susenyos, poi crollare quando Fasilide, suo figlio, mette da parte i missionari e li scaccia dal paese nel 1634. Il suo racconto, tradotto in francese dall'abate Le Grand nel 1728 con il titolo Voyage historique d'Abissinie, poi abbreviato in inglese dal giovane Samuel Johnson nel 1735, ha contribuito molto all'immagine dell'Etiopia nell'Europa dei Lumi. Vi si ritrovano i monasteri, la corte e i riti che Álvares aveva osservato un secolo prima.
Leggere un'edizione libera → -
Nicolas Sanson e i cartografi del gran secolo (1650-1700)
Prima dei rilievi moderni, l'oceano Indiano si legge sulle carte dei geografi del re, dove le coste che Hamilton dice così mal rappresentate prendono forma a poco a poco. Seguire queste carte, dal mare d'Etiopia alle foci dell'Indo, permette di capire perché il capitano si lamenti continuamente di banchi e scogli assenti dai portolani: naviga in un mondo ancora per metà intuito, che altri, dopo di lui, finiranno di disegnare.
-
Johan Nieuhof, L'Ambassade de la Compagnie orientale des Provinces-Unies vers l'empereur de la Chine (1665)
Membro della prima grande ambasciata olandese a Pechino, a metà del diciassettesimo secolo, Nieuhof risale la Cina da Canton fino alla capitale e riporta centinaia di disegni che fissano a lungo l'immagine del paese in Europa. Vede, cinquant'anni prima di Hamilton, gli stessi fiumi, gli stessi ponti e le stesse città, ma dal lato dell'ambasciata supplicante piuttosto che del mercante beffato. Il suo libro illumina il cerimoniale e l'alterigia dell'amministrazione imperiale che il capitano subirà a sua volta, senza mai penetrarne gli usi.
-
Arnoldus Montanus, Ambassades mémorables vers les empereurs du Japon (1669)
Compilatore olandese del diciassettesimo secolo, Montanus raccoglie i racconti degli inviati della Compagnia nel Giappone degli shogun, quel paese richiuso su se stesso che solo gli Olandesi ancora avvicinano, dalla stretta finestra di Nagasaki. Il suo libro, tutto fruscii di cortei e meraviglie, mostra l'impero chiuso che Hamilton intravede soltanto da lontano, e racconta nei minimi dettagli la repressione del cristianesimo e l'astuzia dei mercanti che il capitano riassume in poche pagine intense. È il grande quadro europeo del Giappone proibito, di cui Hamilton dà soltanto l'abbozzo.
-
Jean-Baptiste Tavernier, Les Six Voyages (1676)
Due secoli più tardi, il mercante di pietre preziose Tavernier percorre ancora Hormuz, la Persia, l'India e il golfo del Bengala. I suoi Les Six Voyages descrivono le miniere di diamanti, le corti e le rotte commerciali delle stesse regioni di Fei Xin. Vi si vede ciò che sono diventati, sotto altri imperi, gli empori e i mercati che la flotta del Tesoro aveva visitato.
-
Charles-Jacques Poncet, Relation abrégée du voyage que M. Charles Poncet fit en Éthiopie en 1698, 1699 et 1700 (1698-1700)
Medico francese stabilito al Cairo, Charles Poncet è chiamato nel 1698 al capezzale dell'imperatore Iyasu I e di suo figlio, colpiti da una malattia della pelle. Risale il Nilo, attraversa il deserto della Nubia e raggiunge Gondar nel luglio del 1699. Vi soggiorna per circa nove mesi, poi riparte per Massaua, lo stesso porto dove era sbarcata l'ambasciata di Álvares. La sua relazione, a lungo ritenuta sospetta, resta tuttavia l'unica testimonianza europea sull'Etiopia di quegli anni. Il contrasto con il 1520 colpisce: la corte non vaga più di campo in campo sotto le tende, si è stabilita nei castelli di pietra di Gondar.
-
Gemelli Careri, Voyage autour du monde (1699-1700)
Alla fine del diciassettesimo secolo, il giurista napoletano fa a proprie spese il giro della Terra. Attraversa la Cina, sale a Pechino, contempla la Grande Muraglia, poi si imbarca a Manila sul galeone che collega le Filippine all'America. Quasi contemporaneo di Hamilton, percorre esattamente i mari di questo terzo tomo, ma da curioso libero e non da mercante. La sua testimonianza conferma, corregge o colora molte scene del capitano, dalla corte di Canton alle strade di Manila, e offre un compagno di viaggio letterato all'attraversamento dell'Insulindia e dei mari della Cina.
-
James Bruce, Travels to Discover the Source of the Nile (1769-1772)
Gentiluomo scozzese, James Bruce sbarca a Massaua nel 1769 e raggiunge Gondar, allora lacerata dalle lotte tra il ras Mikael Sehul e i giovani imperatori che egli fa e disfa. Cura, cavalca, si mescola agli intrighi della corte e nel novembre del 1770 giunge alle sorgenti del Piccolo Abbay, che si vanta di essere il primo europeo a vedere, benché Páez l'avesse preceduto. Pubblicati nel 1790 in cinque volumi, i suoi Travels sono dapprima derisi come un tessuto di favole, prima che i viaggiatori successivi ne confermino l'essenziale. Due secoli e mezzo dopo Álvares, gli altipiani affascinano sempre allo stesso modo.
-
James Bruce, Voyage aux sources du Nil (1790)
Mezzo secolo dopo Hamilton, lo scozzese James Bruce penetra finalmente in quell'Etiopia che il suo connazionale non aveva conosciuto se non attraverso il racconto di missionari in fuga. Vive alla corte del sovrano che gli europei chiamavano il Prete Gianni, vede con i propri occhi i costumi, la carne cruda, la moneta di sale di cui Hamilton aveva conoscenza solo per sentito dire. La sua testimonianza conferma, corregge e prolunga le pagine stupite che il capitano dedica al regno cristiano delle montagne.
-
Arnauld d'Abbadie, Douze ans de séjour dans la Haute-Éthiopie (1838-1848)
Giunto in Etiopia nel 1838 con il fratello Antoine, il giovane Arnauld d'Abbadie resta sugli altipiani fino al 1848. Vive presso i principi, ne segue le campagne, divide le loro cacce e i loro processi, impara la lingua e diventa un familiare dei signori del Goggiam. Il suo racconto, il cui primo volume esce nel 1868, immerge dall'interno nell'Etiopia dell'era dei principi, frantumata tra signori rivali prima della restaurazione imperiale di Teodoro. Vi si ritrovano, tre secoli dopo Álvares, le stesse chiese, le stesse feste, e la stessa pazienza imposta allo straniero che attende il buon volere dei grandi.
Leggere un'edizione libera →


