I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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James Cook, A Voyage to the Pacific Ocean (1784)
Nel dicembre 1776, in rotta verso il Pacifico settentrionale, James Cook getta l'ancora con la Resolution e la Discovery in una baia delle terre di Kerguelen, che battezza Christmas Harbour. I suoi uomini vi trovano il messaggio lasciato dai francesi nel 1774, prova della presa di possesso. Cook rileva la costa, descrive la vegetazione rasa, le foche e i pinguini, e suggerisce un nome destinato a fare fortuna: l'isola della Desolazione. Il suo racconto, pubblicato dopo la sua morte, conferma la scoperta del bretone proprio mentre questi, condannato dal consiglio di guerra, redige la propria difesa nel castello di Saumur.
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Gérard de Nerval, Viaggio in Oriente (1843)
Nove anni dopo Macbrair, Gérard de Nerval sbarca ad Alessandria all'inizio del 1843 e si stabilisce al Cairo, dove affitta una casa, compra una schiava giavanese e si fa raccontare la leggenda del califfo Hakem. Raggiunge poi Beirut e la montagna del Libano, nel cuore delle rivalità tra drusi e maroniti che Macbrair vedeva già fermentare sotto Ibrahim Pascià. Il suo Viaggio in Oriente, uscito nel 1851, mescola reportage, fantasticheria e racconti incastonati. Il contrasto è totale: il poeta cerca nell'Oriente un mistero da amare, il missionario un popolo da salvare, ma entrambi descrivono la stessa città brulicante, i suoi caffè, i suoi mercati e i suoi vicoli.
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James Clark Ross, A Voyage of Discovery and Research in the Southern and Antarctic Regions (1847)
Il 12 maggio 1840, l'Erebus e il Terror di James Clark Ross gettano l'ancora a Christmas Harbour per una campagna di osservazioni magnetiche. La spedizione vi resta circa due mesi e mezzo, sotto colpi di vento quasi continui. Il giovane botanico Joseph Dalton Hooker vi raccoglie il cavolo di Kerguelen, Pringlea antiscorbutica, il cui nome dice le virtù contro lo scorbuto, il male che aveva spezzato gli equipaggi del 1774. Ross non indugia in rimpianti: i suoi volumi raccontano poi l'avanzata verso la grande barriera di ghiaccio che porterà il suo nome. Lo scalo australe vi occupa tuttavia pagine preziose sulla terra di Kerguelen, le sue rocce, le sue piante e le sue tempeste.
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Gustave Flaubert, Viaggio in Oriente (1849-1851)
Nel novembre 1849 Gustave Flaubert, ventisette anni, si imbarca a Marsiglia con Maxime Du Camp, incaricato di una missione fotografica. Risalgono il Nilo in cangia fino alla seconda cateratta, si fermano a File, Tebe ed Esna, poi raggiungono Beirut, Gerusalemme, Damasco e Baalbek. Gli appunti e le lettere di questo viaggio, raccolti nel Viaggio in Oriente e pubblicati dopo la morte dello scrittore, sono crudi, divertenti, sensuali, di una precisione da pittore. Quindici anni dopo Macbrair, Flaubert ne segue quasi l'itinerario, dal Cairo alle rovine di Baalbek, ma con l'occhio di un artista che vuole vedere tutto e non giudicare nulla: il lettore può confrontare due sguardi, l'uno pio, l'altro profano, sulle stesse rive.
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Thomas Eyre Poole, La vie, les paysages et les mœurs en Sierra Leone et en Gambie (1850)
Cappellano coloniale e di guarnigione a Freetown, il reverendo Thomas Eyre Poole pubblica a Londra, nel 1850, due volumi sulle colonie britanniche dell'Africa occidentale, Life, Scenery, and Customs in Sierra Leone and the Gambia. Dalla Sierra Leone passa in Gambia, visita gli insediamenti lungo il fiume e lo risale a lungo. Descrive la vita dei coloni, degli africani liberati e dei popoli rivieraschi, si sofferma sulle chiese mal tenute, sui cimiteri invasi dalle erbacce e sulle febbri che falciano gli europei, alle quali egli stesso scampa più volte. Il lettore vi ritrova la colonia fragile, con i suoi empori e le sue missioni, che Macbrair aveva conosciuto, vista questa volta da un ecclesiastico anglicano anziché metodista.
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Lucie Duff Gordon, Lettres d'Égypte (1862-1869)
Malata di tubercolosi, Lucie Duff Gordon parte nel 1862 per cercare in Egitto un'aria più secca e vi trascorre gli ultimi anni della sua vita. Si stabilisce a Luxor nella «casa francese» costruita sui tetti del tempio, impara l'arabo, cura i contadini, riceve notabili e copti, e scrive alla famiglia lettere di rara libertà, pubblicate già nel 1865 con il titolo Letters from Egypt. Vi descrive la corvée, le tasse e le leve forzate che schiacciano i fellah, come Macbrair trent'anni prima sotto Mehmet Ali. Ma là dove il missionario vedeva anime da conquistare, lei vede vicini e amici, e leggendola si misura tutto ciò che l'arroganza europea si lasciava sfuggire.
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Amelia B. Edwards, Mille milles en remontant le Nil (A Thousand Miles up the Nile) (1873-1874)
Romanziera e giornalista, Amelia Edwards arriva in Egitto quasi per caso, nel novembre 1873, per sfuggire alla pioggia d'Europa. Prende a nolo una dahabiya e risale il Nilo oltre Abu Simbel fino alla seconda cateratta, disegnando tutto ciò che vede. Il suo libro, A Thousand Miles up the Nile, uscito nel 1877, unisce umorismo, erudizione e indignazione davanti ai monumenti mutilati dai cercatori di tesori e dai visitatori. Nel 1882 fonderà l'Egypt Exploration Fund, per scavare e proteggere questo patrimonio. Macbrair aveva visto gli stessi templi a Tebe, Edfu e File; quarant'anni dopo, Edwards mostra che cosa il turismo nascente ha fatto di quel Nilo dei missionari e dei pascià.
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Henry Nottidge Moseley, Notes by a Naturalist on the Challenger (1879)
Un secolo dopo il secondo viaggio di Kerguelen, nel gennaio 1874, la corvetta britannica Challenger fa scalo nell'arcipelago durante il giro del mondo che fonda l'oceanografia moderna. Il naturalista Henry Nottidge Moseley ne percorre le baie, osserva i pinguini, gli elefanti marini, i muschi e il celebre cavolo, quei viveri freschi che tanto erano mancati agli equipaggi di Kerguelen. I suoi appunti, scritti per un largo pubblico, hanno la freschezza di un taccuino di campo. Mostrano da vicino, a piedi, una terra che Kerguelen aveva solo intravisto nella bruma, diventata in cent'anni un terreno di studio per i dotti e un territorio di caccia per i marinai.
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Raymond Rallier du Baty, 15,000 Miles in a Ketch (1917)
Nel settembre 1907 due fratelli bretoni, Raymond e Henri Rallier du Baty, lasciano Boulogne a bordo del J.-B. Charcot, un ketch da pesca di 48 tonnellate, con quattro compagni. Il loro scopo: cartografare le Kerguelen, che la Francia ha ancora poco esplorato. Per pagare l'avventura cacciano l'elefante marino e ne vendono l'olio. Il loro racconto, pubblicato in inglese prima di uscire in francese con il titolo Aventures aux Kerguelen, ha l'umorismo e l'audacia delle spedizioni senza budget. Raymond tornerà nel 1913; i suoi rilievi serviranno alla prima carta completa dell'arcipelago, pubblicata nel 1922, centocinquant'anni dopo la scoperta del suo connazionale.
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George Orwell, Dans la dèche à Paris et à Londres (1933)
Zaydan confrontava Parigi e Londra dal punto di vista del visitatore colto, tra musei, parlamenti e scuole. Orwell, vent'anni più tardi, scende di un piano, poi di molti. Nel 1928 e 1929 fa il lavapiatti nelle cucine di un grande albergo parigino vicino alla Concorde, poi in un ristorante russo; tornato in Inghilterra, vaga da un dormitorio a un asilo notturno nei dintorni di Londra. Uscito nel 1933, il suo primo libro, Senza un soldo a Parigi e a Londra, descrive il rovescio esatto delle facciate che lo scrittore levantino ammirava. Non contraddice Zaydan: lo completa, mostrando quanto costi, in fondo alla scala, l'ordine europeo.
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Tawfiq al-Hakim, Usfur min al-Sharq (Un moineau d'Orient) (1938)
Il giovane egiziano Tawfiq al-Hakim arriva a Parigi nel 1925 per prepararvi un dottorato in legge; passa soprattutto le serate a teatro e all'Opéra, e rientra al Cairo nel 1928 senza diploma, ma deciso a trasformare la scena araba. Dieci anni dopo trae da quegli anni un romanzo, Usfur min al-Sharq (Un passero d'Oriente): Muhsin, il suo doppio, vi scopre la città, si innamora di una parigina e si scontra con il materialismo dell'Occidente industriale. È la domanda di Zaydan ripresa dalla generazione successiva, con meno ammirazione e più inquietudine: che cosa deve prendere l'Oriente dall'Europa, e che cosa rischia di perdervi?
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Stefan Zweig, Le Monde d'hier. Souvenirs d'un Européen (1942)
Il mondo che Zaydan visita nel 1912, Zweig lo conosceva dall'interno, e l'ha visto morire. Scritti in esilio e usciti nel 1942, dopo il suicidio dell'autore, questi ricordi tornano sui suoi soggiorni a Parigi prima del 1914, su Londra, dove si stabilisce negli anni Trenta, e sulla Svizzera, rifugio dei pacifisti durante la Grande Guerra. Zweig vi dipinge l'Europa della sicurezza, delle biblioteche e dei viaggi senza passaporto, la stessa di cui il levantino stila l'inventario, curioso e fiducioso. Letto dopo il Viaggio in Europa, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo ne offre il seguito tragico: ciò che Zaydan proponeva a modello all'Oriente si sarebbe lacerato due anni più tardi.
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Ernest Hemingway, Paris est une fête (1964)
Un decennio dopo Zaydan, Parigi ha cambiato volto, ma non forza d'attrazione. Dal 1921 al 1926 il giovane Hemingway vi vive poveramente con la moglie Hadley, scrive nei caffè di Montparnasse, prende libri in prestito da Sylvia Beach a Shakespeare and Company, frequenta Gertrude Stein, Ezra Pound, Scott Fitzgerald. Scritti alla fine della sua vita e pubblicati nel 1964, dopo la morte, questi ricordi fanno della città una scuola di scrittura e di disciplina. Zaydan vedeva in Parigi la capitale del gusto e della réclame; l'americano vi trova quella della fame feconda e della frase giusta. Due stranieri, due lezioni della stessa città. Il libro è Festa mobile.
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Jean-Paul Kauffmann, L'Arche des Kerguelen (1993)
Alcuni anni dopo la liberazione, il giornalista e scrittore Jean-Paul Kauffmann, ostaggio in Libano dal 1985 al 1988, parte per le Kerguelen sulle tracce di Yves de Kerguelen, di Rallier du Baty e degli altri scopritori. Condivide la vita degli scienziati e dei militari della base, affonda nella torba, si perde, subisce il vento che non cessa mai. Sogna di scorgere l'arco di roccia che dà il titolo al libro, e il maltempo glielo impedisce. Racconto di una meta mancata, come quella del 1774, il suo libro fa dell'isolamento australe una materia letteraria, senza mai perdere di vista il navigatore bretone che lo ha rivelato.
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Bill Bryson, Nos voisins du dessous. Chroniques anglaises (1995)
Americano stabilito da vent'anni in Inghilterra, Bill Bryson decide, prima di tornare a vivere negli Stati Uniti, di fare il giro del suo paese d'adozione usando solo i trasporti pubblici. Da Exeter a John o' Groats, passando per i villaggi dello Yorkshire e la cattedrale di Durham, osserva le manie, la cortesia, l'amore per le code e il gusto del compromesso dei britannici, con un umorismo affettuoso. Zaydan, nel 1912, cercava già di cogliere il carattere inglese, la sua morale, la sua educazione, le sue istituzioni. Ottant'anni dopo, un altro straniero, più beffardo ma altrettanto ammirato, riprende l'inchiesta e constata che l'essenziale non è cambiato poi tanto.


