I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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Snorri Sturluson, La Saga des rois de Norvège (ca. 1230)
Un secolo dopo Adamo, l'islandese Snorri racconta dall'interno i re che il canonico ha conosciuto solo per sentito dire. Harald Hardrada, i due Olaf, Canuto il Grande vi ricompaiono, ma visti dai Nordici stessi, con le loro saghe, i loro scaldi e la loro memoria propria. Leggere Snorri dopo Adamo significa ascoltare l'altra versione della stessa storia, quella dei vinti che finalmente prendono la parola.
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Saxo Grammaticus, La Geste des Danois (ca. 1200)
Verso il 1200, questo chierico danese compone in latino la grande cronaca del suo popolo. Conosce l'opera di Adamo e la prolunga, donando ai re danesi la loro epopea nazionale. Vi si incontrano gli eroi e le leggende che Brema aveva appena intravisto, in una lingua ampia che vuole rivaleggiare con gli Antichi.
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Olaus Magnus, Histoire des peuples du Nord (1555)
Nel 1555, questo prelato svedese esiliato a Roma pubblica una vasta descrizione della Scandinavia, illustrata da incisioni famose. Cinque secoli dopo Adamo, egli descrive ancora gli stessi ghiacci, gli stessi mostri marini, gli stessi popoli dei confini, ma con l'occhio del Rinascimento. Il meraviglioso di Adamo vi sopravvive, appena attenuato dalla scienza nuova.
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Maximilien de Wied-Neuwied, Voyage au Brésil dans les années 1815, 1816 et 1817 (1820-1821)
Dal 1815 al 1817 il principe Massimiliano di Wied-Neuwied risale la costa del Brasile da Rio fino a Bahia, attraverso le foreste del Rio Doce e del Mucuri, presso i Botocudos che osserva con un'attenzione nuova. Vicino alla baia, a Nazaré, viene arrestato al momento dell'insurrezione di Pernambuco e resta tre giorni rinchiuso, finché il governatore di Bahia ne ordina la liberazione. Costeggia poi Itaparica, le sue baleniere e le sue recinzioni di ossa di balena, quindi lascia Salvador nel maggio 1817 su una nave requisita dal governo. Dieci anni dopo Ver Huell, gli stessi sospetti verso lo straniero, e la stessa baia.
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Johann Baptist von Spix et Carl Friedrich Philipp von Martius, Reise in Brasilien (1823-1831)
Inviati dal re di Baviera sulla scia dell'arciduchessa Leopoldina, futura imperatrice del Brasile, lo zoologo Spix e il botanico Martius percorrono il paese dal 1817 al 1820. Dopo il Minas Gerais e le sue miniere di diamanti, raggiungono la costa a Salvador, poi ripartono attraverso la caatinga, dove la sete e la febbre rischiano di ucciderli, studiano il meteorite di Bendegó e finiscono per risalire il Rio delle Amazzoni. La loro relazione, pubblicata dal 1823 al 1831, è il grande inventario scientifico di un paese che l'apertura dei porti, decretata a Bahia nel 1808, ha appena reso accessibile agli stranieri. Ciò che Ver Huell guardava da curioso, loro lo classificano da naturalisti.
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Maria Graham, Journal of a Voyage to Brazil (1824)
Alla fine del 1821 Maria Graham arriva a Bahia sulla fregata Doris, comandata dal marito, mentre il Brasile si prepara a rompere con Lisbona. Il suo diario, pubblicato nel 1824, descrive la città bassa, i mercati, le chiese, le portantine e il mercato degli schiavi, che dice di non saper guardare senza vergogna né indignazione; visita anche l'isola di Itaparica e i suoi campi di canna. Inglese, colta, presto vedova, vede la città con occhi diversi da quelli del giovane ufficiale olandese, ma le stesse strade in pendio, le stesse cadeiras e la stessa violenza della schiavitù attraversano i due libri, a quattordici anni di distanza.
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Charles Darwin, Voyage d'un naturaliste autour du monde (1839)
Il 29 febbraio 1832 il Beagle getta l'ancora davanti a Salvador. Charles Darwin, ventitré anni, entra per la prima volta in una foresta tropicale e annota che la parola delizia è troppo debole per dire ciò che prova un naturalista. A Bahia osserva insetti luminosi, ragni, un pesce palla che si gonfia d'acqua; più avanti nel libro esprimerà la sua collera contro la schiavitù brasiliana. Questo racconto, pubblicato nel 1839, è anch'esso un libro di giovinezza: quasi la stessa età di Ver Huell, la stessa prima grande partenza, lo stesso stupore da disegnatore e collezionista davanti alla natura della baia di Tutti i Santi, a un quarto di secolo di distanza.
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James Wetherell, Brazil. Stray Notes from Bahia (1860)
Viceconsole britannico a Bahia per una quindicina d'anni, James Wetherell muore nel 1858 senza aver pubblicato i suoi appunti; William Hadfield li pubblica nel 1860. Sono frammenti vivaci e precisi: le cadeiras portate a spalla dagli schiavi, i ganhadores che cantano sotto i loro carichi, la carne di balena venduta al mercato, le feste, il bambino morto portato in giro su una sedia ornata di nastri prima di essere sepolto. Quasi tutto ciò che Ver Huell aveva scoperto nel 1808 è ancora lì, appena mutato, sotto lo sguardo di un altro straniero stabilito in città. Il libro mostra quanto poco la società di Bahia si sia mossa in mezzo secolo.
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Pierre Loti, Pêcheur d'Islande (1886)
Alla fine dell'Ottocento, il romanziere francese segue i marinai bretoni che vanno per campagne di pesca sui banchi ghiacciati d'Islanda. La Thule di Adamo, terra dove il ghiaccio brucia, è diventata un luogo di fatica e di lutto. Il romanzo dà corpo, a otto secoli di distanza, al terrore che il canonico provava davanti a questi mari ai confini del mondo.
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George Orwell, Dans la dèche à Paris et à Londres (1933)
Zaydan confrontava Parigi e Londra dal punto di vista del visitatore colto, tra musei, parlamenti e scuole. Orwell, vent'anni più tardi, scende di un piano, poi di molti. Nel 1928 e 1929 fa il lavapiatti nelle cucine di un grande albergo parigino vicino alla Concorde, poi in un ristorante russo; tornato in Inghilterra, vaga da un dormitorio a un asilo notturno nei dintorni di Londra. Uscito nel 1933, il suo primo libro, Senza un soldo a Parigi e a Londra, descrive il rovescio esatto delle facciate che lo scrittore levantino ammirava. Non contraddice Zaydan: lo completa, mostrando quanto costi, in fondo alla scala, l'ordine europeo.
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Tawfiq al-Hakim, Usfur min al-Sharq (Un moineau d'Orient) (1938)
Il giovane egiziano Tawfiq al-Hakim arriva a Parigi nel 1925 per prepararvi un dottorato in legge; passa soprattutto le serate a teatro e all'Opéra, e rientra al Cairo nel 1928 senza diploma, ma deciso a trasformare la scena araba. Dieci anni dopo trae da quegli anni un romanzo, Usfur min al-Sharq (Un passero d'Oriente): Muhsin, il suo doppio, vi scopre la città, si innamora di una parigina e si scontra con il materialismo dell'Occidente industriale. È la domanda di Zaydan ripresa dalla generazione successiva, con meno ammirazione e più inquietudine: che cosa deve prendere l'Oriente dall'Europa, e che cosa rischia di perdervi?
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Stefan Zweig, Le Monde d'hier. Souvenirs d'un Européen (1942)
Il mondo che Zaydan visita nel 1912, Zweig lo conosceva dall'interno, e l'ha visto morire. Scritti in esilio e usciti nel 1942, dopo il suicidio dell'autore, questi ricordi tornano sui suoi soggiorni a Parigi prima del 1914, su Londra, dove si stabilisce negli anni Trenta, e sulla Svizzera, rifugio dei pacifisti durante la Grande Guerra. Zweig vi dipinge l'Europa della sicurezza, delle biblioteche e dei viaggi senza passaporto, la stessa di cui il levantino stila l'inventario, curioso e fiducioso. Letto dopo il Viaggio in Europa, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo ne offre il seguito tragico: ciò che Zaydan proponeva a modello all'Oriente si sarebbe lacerato due anni più tardi.
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Ernest Hemingway, Paris est une fête (1964)
Un decennio dopo Zaydan, Parigi ha cambiato volto, ma non forza d'attrazione. Dal 1921 al 1926 il giovane Hemingway vi vive poveramente con la moglie Hadley, scrive nei caffè di Montparnasse, prende libri in prestito da Sylvia Beach a Shakespeare and Company, frequenta Gertrude Stein, Ezra Pound, Scott Fitzgerald. Scritti alla fine della sua vita e pubblicati nel 1964, dopo la morte, questi ricordi fanno della città una scuola di scrittura e di disciplina. Zaydan vedeva in Parigi la capitale del gusto e della réclame; l'americano vi trova quella della fame feconda e della frase giusta. Due stranieri, due lezioni della stessa città. Il libro è Festa mobile.
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Bill Bryson, Nos voisins du dessous. Chroniques anglaises (1995)
Americano stabilito da vent'anni in Inghilterra, Bill Bryson decide, prima di tornare a vivere negli Stati Uniti, di fare il giro del suo paese d'adozione usando solo i trasporti pubblici. Da Exeter a John o' Groats, passando per i villaggi dello Yorkshire e la cattedrale di Durham, osserva le manie, la cortesia, l'amore per le code e il gusto del compromesso dei britannici, con un umorismo affettuoso. Zaydan, nel 1912, cercava già di cogliere il carattere inglese, la sua morale, la sua educazione, le sue istituzioni. Ottant'anni dopo, un altro straniero, più beffardo ma altrettanto ammirato, riprende l'inchiesta e constata che l'essenziale non è cambiato poi tanto.


