I nostri titoli su questo tema
Da leggere anche: racconti e opere sullo stesso tema
Racconti e opere intorno a questo tema, in ordine cronologico, per collocare i nostri titoli. Ognuno rimanda a un'edizione libera online quando esiste, o alla nostra scheda quando l'opera fa parte del nostro catalogo.
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Snorri Sturluson, La Saga des rois de Norvège (ca. 1230)
Un secolo dopo Adamo, l'islandese Snorri racconta dall'interno i re che il canonico ha conosciuto solo per sentito dire. Harald Hardrada, i due Olaf, Canuto il Grande vi ricompaiono, ma visti dai Nordici stessi, con le loro saghe, i loro scaldi e la loro memoria propria. Leggere Snorri dopo Adamo significa ascoltare l'altra versione della stessa storia, quella dei vinti che finalmente prendono la parola.
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Saxo Grammaticus, La Geste des Danois (ca. 1200)
Verso il 1200, questo chierico danese compone in latino la grande cronaca del suo popolo. Conosce l'opera di Adamo e la prolunga, donando ai re danesi la loro epopea nazionale. Vi si incontrano gli eroi e le leggende che Brema aveva appena intravisto, in una lingua ampia che vuole rivaleggiare con gli Antichi.
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Jacques Cartier, Voyages au Canada (1534-1542)
Cinque secoli dopo Leif, un marinaio di Saint-Malo risalì il fiume San Lorenzo credendo di aprire un mondo nuovo. Cartier ignorava tutto dei norreni che lo avevano preceduto su quegli stessi lidi; nominò, cartografò, svernò nel freddo che decimò i suoi uomini, esattamente come un tempo i compagni di Thorvald. I suoi resoconti raccontano la persistenza di una sfida: approdare a un'America settentrionale ostile, sopravvivervi, comprendervi popoli con cui non si condivide la lingua. Da leggere accanto alle saghe, tanto le prove si rispondono da un secolo all'altro.
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Olaus Magnus, Histoire des peuples du Nord (1555)
Nel 1555, questo prelato svedese esiliato a Roma pubblica una vasta descrizione della Scandinavia, illustrata da incisioni famose. Cinque secoli dopo Adamo, egli descrive ancora gli stessi ghiacci, gli stessi mostri marini, gli stessi popoli dei confini, ma con l'occhio del Rinascimento. Il meraviglioso di Adamo vi sopravvive, appena attenuato dalla scienza nuova.
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David Cranz, Historie von Grönland (1761-1762)
Nel 1733, quando Egede è ancora in vita, alcuni fratelli moravi di Herrnhut si stabiliscono accanto alla sua colonia e fondano Neu-Herrnhut; la convivenza tra luterani e moravi non è sempre pacifica. Trent'anni dopo, David Cranz è inviato dalla sua Chiesa a scrivere la storia di questa missione. Soggiorna in Groenlandia nel 1761 e nel 1762, poi pubblica nel 1765 una summa sul paese, i suoi abitanti e l'opera dei fratelli, tradotta in inglese già nel 1767. Cranz riprende ampiamente Egede, lo completa, lo discute, e aggiunge ciò che trent'anni di presenza hanno insegnato. Leggere i due libri uno dopo l'altro significa vedere la stessa costa descritta da due missioni rivali.
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Paul Egede, Efterretninger om Grønland, uddragne af en Journal holden fra 1721 til 1788 (1788)
Paul Egede ha dodici anni quando sbarca con i genitori nel 1721, e la Relazione lo segue di viaggio in viaggio prima che torni, ordinato sacerdote, nel 1734, per aiutare a fondare Christianshåb nella baia di Disko. Rimasto in Groenlandia fino al 1740, diventa poi l'autore del primo dizionario e della prima grammatica groenlandese, traduce il Nuovo Testamento e finisce vescovo della Groenlandia. Poco prima di morire pubblica a Copenaghen estratti del proprio diario, tenuto dal 1721 al 1788. Il figlio riprende là dove il padre si ferma: stessi fiordi, stesse famiglie, ma con la lingua finalmente padroneggiata e la distanza di un'intera vita.
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William Scoresby, Journal of a Voyage to the Northern Whale-Fishery (1822)
Baleniere di Whitby e scienziato stimato, William Scoresby costeggia nel 1822 la costa orientale della Groenlandia, quella che Egede sognava di raggiungere con piccole imbarcazioni e dove si collocava ancora l'Eastbygd perduto dei norreni. Tra una campagna di caccia e l'altra rileva capi e fiordi per circa quattrocento miglia, tra il sessantanovesimo e il settantatreesimo grado, misura i ghiacci, le correnti e i fondali. Il suo diario, pubblicato nel 1823, offre una carta di una precisione allora senza precedenti per questo litorale. Un secolo dopo Egede, la costa proibita comincia a uscire dalla nebbia, non grazie alle spedizioni reali, ma grazie ai balenieri che il missionario vedeva già incrociare al largo di Disko.
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Hinrich Rink, Danish Greenland, its People and its Products (1848-1868)
Il geologo Hinrich Rink arriva in Groenlandia nel 1848 e vi ritorna di continuo per vent'anni. Ispettore reale della Groenlandia meridionale, risiede a Godthaab, la colonia fondata da Egede, dove installa una tipografia e lancia nel 1861 Atuagagdliutit, il primo giornale in lingua groenlandese. Raccoglie inoltre dai narratori centinaia di racconti tradizionali. Il suo grande quadro della Groenlandia danese, pubblicato in inglese nel 1877, descrive la caccia, il commercio, l'amministrazione e gli effetti di un secolo e mezzo di colonia. Vi si misura che cosa sia diventato, centocinquant'anni dopo, il piccolo insediamento dell'isola della Speranza.
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Pierre Loti, Pêcheur d'Islande (1886)
Alla fine dell'Ottocento, il romanziere francese segue i marinai bretoni che vanno per campagne di pesca sui banchi ghiacciati d'Islanda. La Thule di Adamo, terra dove il ghiaccio brucia, è diventata un luogo di fatica e di lutto. Il romanzo dà corpo, a otto secoli di distanza, al terrore che il canonico provava davanti a questi mari ai confini del mondo.
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Fridtjof Nansen, La Première Traversée du Groenland (1888)
Nel 1888 il giovane norvegese Fridtjof Nansen e cinque compagni sbarcano sulla costa orientale della Groenlandia e attraversano l'inlandsis con gli sci, da una riva all'altra, per la prima volta. Ridiscendono per il fiordo di Ameralik fino a Godthaab, la colonia fondata da Egede. L'ultima nave della stagione è già partita: Nansen trascorre l'inverno tra i groenlandesi, impara il kayak, osserva la caccia e la vita delle case, materia di un secondo libro sugli Inuit. Questo norvegese che arriva a Nuuk attraverso il ghiaccio, quasi centosettant'anni dopo il pastore norvegese giunto dal mare, chiude un cerchio che il lettore di Egede apprezzerà.
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Fridtjof Nansen, Paa ski over Grønland (1888-1889)
Nel 1888 il norvegese Fridtjof Nansen e cinque compagni sbarcano sulla costa orientale della Groenlandia, quella che Egede aveva cercato invano, e attraversano la calotta glaciale con gli sci da una sponda all'altra. Ridiscendono per il fiordo di Ameralik, l'Amaralik dove Egede seminava il suo grano e dove si congedò nel 1735, poi raggiungono Godthaab in barca. L'ultima nave della stagione è partita: Nansen sverna tra i Groenlandesi, impara il kayak e osserva la vita delle case. Il suo racconto esce nel 1890. Un norvegese arrivato dal ghiaccio, quasi centosettant'anni dopo il pastore norvegese arrivato dal mare, chiude un cerchio che il lettore di Egede apprezzerà.
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Fridtjof Nansen, Vers le pôle (1893-1896)
Alla fine del XIX secolo l'esploratore norvegese Nansen lasciò che la sua nave, il Fram, restasse intrappolata nei ghiacci dell'Artico per lasciarsi trasportare alla deriva verso il polo. Erede lontano dei marinai di questo libro, affrontò la stessa banchisa, lo stesso silenzio bianco, lo stesso mare che decide al posto degli uomini. Nansen, che studiò anche la storia dei viaggi norreni, sapeva ciò che doveva a quegli antenati. Il suo racconto prolunga, nell'età della scienza, l'avventura iniziata mille anni prima da vichinghi che liberavano corvi per trovare la terra.
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Knud Rasmussen, Nye Mennesker (1902-1904)
Nato nel 1879 a Ilulissat, sulla baia di Disko, figlio di un pastore danese e di una madre in parte groenlandese, Knud Rasmussen parla groenlandese fin dall'infanzia. Dal 1902 al 1904 la Spedizione letteraria danese lo conduce fino agli Inughuit del capo York, gli Inuit più settentrionali del mondo. Ne riporta Nye Mennesker (1905), raccolta di racconti, miti e ritratti raccolti dalla voce dei narratori. Là dove Egede annotava le credenze dei groenlandesi per meglio combatterle, Rasmussen le ascolta per salvarle dall'oblio. Il paese delle anime, gli spiriti del mare, gli angekok ritornano, questa volta raccontati dall'interno.
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Vilhjalmur Stefansson, Le Pays de l'aventure (1906-1918)
All'inizio del XX secolo questo esploratore di origine islandese, nato in Canada, percorse l'Artico e visse per anni tra gli Inuit. Discendente dei coloni di cui questo libro racconta l'epopea, chiuse in qualche modo il cerchio: i lontani figli dei norreni tornavano nel Nuovo Mondo, non più per nominarlo, ma per imparare a viverci accanto a coloro che i loro avi chiamavano skrælingar. La sua testimonianza offre il contrappunto che manca alle saghe, quello di un vero incontro con i popoli dell'Artico.
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Jean Malaurie, Gli ultimi re di Thule (1950-1951)
Nel 1950 il geografo Jean Malaurie parte da solo per il nord-ovest della Groenlandia, presso gli Inughuit della regione di Thule. Vive con loro, viaggia in slitta trainata dai cani, condivide la caccia e l'inverno polare, censisce le famiglie e gli accampamenti. Nel 1951 scopre l'immensa base aerea che gli americani costruiscono in segreto a pochi chilometri dagli igloo. Il suo libro, uscito nel 1955, inaugura la collana Terre humaine. Due secoli dopo Egede, un altro europeo osserva un popolo groenlandese nel momento in cui il mondo esterno irrompe nella sua vita, ma lo fa da testimone inquieto, e non più da missionario.
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Gwyn Jones, The Norse Atlantic Saga (1964)
Lo storico gallese ripercorre, documenti alla mano, tutto il tragitto di questo libro: dalle prime derive verso l'Islanda fino agli accampamenti del Vinland. Jones non si limita a riassumere le saghe; le confronta con la geografia, i venti, le correnti, e propone identificazioni prudenti per Helluland, Markland e Vinland. Il suo racconto, al tempo stesso dotto e limpido, è il compagno ideale per chi vuole seguire i norreni su una carta reale. È il ponte più sicuro tra la memoria delle saghe e il suolo che oggi calpestano gli archeologi.