Biografia
Pietro Della Valle nasce a Roma nell'aprile 1586 (l'11 secondo il Dizionario biografico degli italiani di Treccani, il 2 secondo Wikipedia inglese), da Pompeo Della Valle e da Giovanna Alberini, in una famiglia nobile che si richiamava ad antenati medievali. Riceve una formazione umanistica, latino e greco compresi, e studia musica con diversi maestri romani, tra cui Paolo Quagliati. Verso i vent'anni fa rappresentare a Roma Il carro di Fedeltà d'Amore (1606), di cui Quagliati compone la musica. Vive a Napoli dal 1609 al 1614, dove frequenta il medico e letterato Mario Schipano, che diventerà il destinatario delle sue lettere.
Gentiluomo senza incarichi duraturi, si fa conoscere dapprima come poeta, musicista ed erudito, e partecipa a spedizioni contro i corsari. Più tardi, tornato a Roma, riceve da papa Urbano VIII il titolo di cameriere d'onore, secondo Wikipedia. Vi riprende lo studio delle lingue orientali, costruisce strumenti musicali e scrive sulla musica antica e moderna, in particolare un Discorso sulla musica dell'età nostra (1640).
Lascia Venezia l'8 giugno 1614, in abito da pellegrino, da cui il soprannome di «Pellegrino». Passa per Costantinopoli, l'Egitto, la Terra Santa e la Siria, poi raggiunge Baghdad, dove sposa Sitti Maani Gioerida, una cristiana originaria della regione. Arriva a Isfahan nel 1617 e incontra lo scià Abbas. Sua moglie muore verso il 1621, presso il golfo Persico, ed egli porta con sé il corpo imbalsamato. Nel gennaio 1623 s'imbarca per Surat su una nave inglese, la Balena, e soggiorna in India fino al novembre 1624. Rientra per Mascate, Bassora e Aleppo, arriva a Napoli il 6 febbraio 1626, poi a Roma il 28 marzo 1626. Le sue lettere escono con il titolo Viaggi di Pietro della Valle il pellegrino, descritti da lui medesimo in lettere familiari: la Turchia a Roma nel 1650, la Persia nel 1658, l'India e il ritorno nel 1663, questi ultimi due volumi dopo la sua morte, per cura della vedova e dei figli. Una ristampa esce a Torino nel 1843, con la falsa indicazione di Brighton.
La seconda moglie, Mariam Tinatin di Ziba, orfana georgiana adottata da Maani, gli dà, secondo Wikipedia, quattordici figli. Appartiene all'Accademia degli Umoristi e, secondo Treccani, a quella dei Lincei nel 1629. In seguito a una rissa in cui viene ucciso un servitore dei Barberini, è condannato in contumacia nel 1636, si esilia nei pressi di Roma, poi tra Napoli e Gaeta, e torna a Roma nel marzo 1638.
Muore a Roma il 21 aprile 1652 e riposa nella cappella di famiglia di Santa Maria in Aracoeli, dove Maani fu sepolta nel 1627. Le sue carte sono disperse: il fondo Della Valle-Del Bufalo presso l'Archivio Apostolico Vaticano, i suoi diari nei manoscritti Ottoboniani della Biblioteca Vaticana, volumi manoscritti dei Viaggi presso la Società Geografica Italiana e a Modena. Tra le edizioni moderne, Luigi Bianconi ha dato il Viaggio in Levante (Firenze, 1942), Francesco Gaeta e Lockhart le Lettere dalla Persia (Roma, 1972), e Mario Vitalone il Diario di viaggio in Persia (2023).
I suoi libri da Itinerarium

