Biografia
Kim Jong-jeong nasce nel 1722 nel regno di Joseon, nel clan di Cheongpung, una stirpe di funzionari letterati che diede alla corte diversi ministri nel XVIII secolo. Porta il nome di cortesia Baekgang e firma i suoi scritti con il nome d'arte Ungye, «il ruscello delle nuvole». Suo padre, Kim Chi-hu, era stato gran censore, una delle cariche di rimostranza più esposte della corte, e aveva servito come magistrato a Jeongju, nel nord-ovest del paese. Muore verso il 1744, quando il figlio ha poco più di vent'anni; Kim Jong-jeong ne conserva un ricordo vivo, e il suo diario lo mostra in lacrime davanti alla stele incisa in memoria del padre.
Superato il primo grado degli esami nel 1741, vince nel 1757 il concorso di lettere tenuto a palazzo sotto il regno di Yeongjo ed entra nella carriera dei censori, incaricati di rilevare le colpe del governo. Nel 1764 è consigliere di terzo rango nei ministeri quando scoppia un caso di frontiera: alcuni abitanti di Uiju, la città coreana che fronteggia la Manciuria, hanno attraversato illegalmente lo Yalu e ucciso soldati Qing. Il re lo nomina inquirente reale e lo invia, con i prigionieri, a condurre un'inchiesta congiunta con le autorità mancesi.
La missione si trasforma in un'umiliazione. A Shenyang, l'antica capitale dei Qing, i funzionari mancesi lo escludono dall'istruttoria, e l'inquirente coreano assiste impotente alla riscrittura delle deposizioni. Rientrato a Seul alla fine di luglio del 1764, è ricevuto in udienza da Yeongjo, che gli rimprovera di non aver saputo difendere la dignità del regno e lo destituisce; un interprete della missione viene esiliato. Il diario che tenne in quei mesi, il Simyang illok, è una testimonianza diretta delle inchieste di frontiera tra la Corea e l'impero Qing, e una fonte apprezzata per la storia diplomatica ed economica della regione.
La disgrazia è passeggera. Kim Jong-jeong prosegue la carriera, riceve il titolo di principe di Cheongcheon, dignità concessa ai servitori meritevoli, e diventa ministro del Personale, uno degli incarichi più influenti del governo. Muore nel 1787; la corte gli conferisce il nome postumo di Cheongheon.
I suoi scritti sono riuniti nell'Ungye mango, «Brutte copie di Ungye», raccolta manoscritta di trentadue libri in quindici volumi conservata al Kyujanggak, l'antica biblioteca reale, oggi parte dell'Università Nazionale di Seul. Vi si trovano più di quattrocento poesie, tra cui quelle composte durante la missione del 1764, memoriali al trono, lettere, elogi funebri ed epitaffi, ma anche lunghe note di lettura sui classici confuciani, il Libro dei Documenti, il Libro delle Odi, il Giusto Mezzo e il Libro dei Riti, oltre a un codice di condotta per la sua famiglia. Il Simyang illok figura tra gli scritti vari dell'ottavo libro, in cinese classico, la lingua di tutta la prosa letteraria di Joseon.
I suoi libri da Itinerarium
