Ritratto di Johannes Schefferus

L'autore

Johannes Schefferus

Lapponia (1673)
Johannes Schefferus è l'autore di Lapponia (1673). Itinerarium ne pubblica 1 edizione modernizzata, riscritta in italiano contemporaneo e illustrata, disponibile in ebook, libro cartaceo e audiolibro.

Biografia

Johannes Scheffer (1621-1679) fu uno dei principali eruditi della Svezia del Seicento, professore all'università di Uppsala per più di trent'anni. Nel 1673 pubblicò la Lapponia, descrizione in latino della Scandinavia settentrionale e dei suoi abitanti, i sami. Scritto su commissione politica, da un autore che non aveva mai messo piede in Lapponia, il libro è tuttavia la prima sintesi d'insieme dedicata a questo popolo e resta una delle fonti più consultate sulla sua cultura antica.

Nato a Strasburgo il 2 febbraio 1621, in una città libera del Sacro Romano Impero, apparteneva a una famiglia patrizia, gli Scheffer. Studiò nell'università della sua città, poi brevemente a Leida, prima di essere chiamato in Svezia nel 1648. La regina Cristina attirava allora gli studiosi stranieri per dare al suo regno un rango intellettuale europeo. Scheffer vi ricevette la cattedra detta skytteanus di eloquenza e politica, fondata dallo statista Johan Skytte per formare i futuri amministratori e diplomatici, e la tenne fino alla morte. Filologo, archeologo e storico della letteratura, pubblicò tra l'altro Upsalia (1666), De re vehiculari veterum (1671) e, postuma, la Suecia literata (1680), primo repertorio degli autori eruditi svedesi. Morì a Uppsala il 26 marzo 1679.

La Lapponia nacque da una commissione del cancelliere Magnus Gabriel De la Gardie. Opuscoli pubblicati in Germania durante e dopo la guerra dei Trent'anni accusavano gli eserciti svedesi di dovere le proprie vittorie alla magia sami. Il governo voleva opporvi una descrizione esatta e verificabile. Scheffer lavorò dunque a Uppsala, senza spostarsi, a partire da rapporti redatti su sua richiesta dai pastori luterani delle parrocchie del Nord, la cosiddetta corrispondenza ecclesiastica, da fonti a stampa più antiche, da oggetti raccolti a Uppsala, tra cui tamburi sciamanici confiscati, e da colloqui con studenti sami, tra i quali Olaus Sirma.

I trentacinque capitoli del libro trattano dell'origine e della lingua dei sami, delle loro abitazioni, dei vestiti, dell'artigianato, della ripartizione dei compiti tra uomini e donne, dell'allevamento della renna, della caccia, dell'educazione dei bambini, della religione precristiana e delle pratiche sciamaniche, ma anche dei metalli, della flora e della fauna della Svezia settentrionale. Due canti sami, o joik, trasmessi da Sirma, vi compaiono in lingua originale accompagnati da una traduzione latina; sono tra i primi testi in sami mai stampati. L'edizione latina uscì a Francoforte sul Meno alla fine del 1673.

Il successo fu immediato: traduzione inglese nel 1674 con il titolo The History of Lapland, tedesca nel 1675, francese nel 1678, olandese nel 1682. Seguirono in Germania e nei Paesi Bassi compendi che sopprimevano i capitoli sull'abitazione e sull'economia per conservare soltanto quelli sulla stregoneria e sui tamburi, illustrati da incisioni a sostegno del carattere diabolico di tali pratiche. Il libro destinato a dissipare una voce finì così per alimentarla. I due joik, dal canto loro, furono ripresi nel Settecento da scrittori inglesi e tedeschi ed entrarono nella poesia europea. Il testo integrale fu tradotto in svedese solo nel 1956. Gli storici lo leggono oggi su due livelli: come testimonianza indiretta ma ricca sulla società sami del Seicento, e come documento sullo sguardo che lo Stato svedese e l'Europa dotta rivolgevano allora su di essa.

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