Biografia
Johann Heinrich Mayr nasce il 3 maggio 1768 ad Arbon, piccola città della Turgovia affacciata sulla sponda svizzera del lago di Costanza. Il padre, Leodegarius Mayr, è tintore e candeggiatore; la madre si chiama Maria Ursula Sulzer. La famiglia annovera mercanti e magistrati cittadini, e il figlio riceve l'educazione di un futuro commerciante: collegi a Lörrach, Vevey e Aarau, poi un apprendistato commerciale a Milano e a Genova.
Alla morte del padre, nel 1791, rileva la «Bleiche» di Arbon, un'azienda che riunisce la stampa di indiane, il candeggio delle tele e una tenuta agricola. Apre una tintoria a Rheineck nel 1797 e, nel 1805, un laboratorio di stampa su seta a Mulhouse che a tratti impiega più di cento operai. Socio dello zio David e del nipote Michael in una casa di commercio tessile, compie con loro diversi viaggi in Italia. Secondo il Dizionario storico della Svizzera, si ritira dagli affari nel 1809, dopo la morte della madre.
Tre anni più tardi, mentre il Blocco continentale paralizza le fabbriche della regione, parte per l'Oriente. Dal maggio 1812 all'inizio del 1814 discende il Danubio, raggiunge Costantinopoli, l'Egitto, Gerusalemme e il Monte Libano, poi rientra per Salonicco e i Balcani. Tiene giorno per giorno dei taccuini che gli amici lo esortano a pubblicare. Il racconto esce a San Gallo nel 1815, presso Huber, in sei parti e tre volumi ornati di acquatinte, con il titolo Schicksale eines Schweizers während seiner Reise nach Jerusalem und dem Libanon. Nel 1820 segue una seconda edizione rivista. Il libro gli vale, lui vivente, il soprannome di «Libanon-Mayr», il Mayr del Libano.
Mayr non aspira ad alcuna carica pubblica e non aderisce ad alcuna società. Intrattiene però un'ampia corrispondenza, in particolare con la pittrice Angelika Kauffmann, lo scrittore zurighese David Hess, il pastore Johann Conrad Appenzeller e il futuro leader liberale turgoviese Thomas Bornhauser. Di confessione riformata, si sente vicino ai Fratelli Moravi e vede la propria esistenza come un pellegrinaggio. Nel 1817 pubblica un pamphlet contro la concorrenza delle macchine inglesi, accusate di rovinare l'industria del continente.
Rimasto celibe, dedica gli ultimi anni a «Meine Lebenswanderung», un'autobiografia manoscritta di oltre tremila pagine, tenuta accanto a un diario di tutta una vita. Muore ad Arbon il 27 ottobre 1838. Le sue carte sono conservate all'Archivio di Stato della Turgovia, e Kurt Buenzli ha pubblicato la sua autobiografia in quattro volumi nel 2010.
I suoi libri da Itinerarium
