Ritratto di Léon de Laborde

L'autore

Léon de Laborde

Voyage de l'Arabie Pétrée (1828)
Léon de Laborde è l'autore di Voyage de l'Arabie Pétrée (1828). Itinerarium ne pubblica 1 edizione modernizzata, riscritta in italiano contemporaneo e illustrata, disponibile in ebook, libro cartaceo e audiolibro.

Biografia

Léon Emmanuel Simon Joseph de Laborde nasce a Parigi nel giugno 1807, il 12 secondo la voce della Deutsche Biographie. È figlio unico del conte Alexandre de Laborde, viaggiatore e autore di un Itinéraire descriptif de l'Espagne, e di Thérèse Sabatier de Cabre, e nipote del finanziere Jean-Joseph de Laborde. Cresce in una famiglia in cui lo studio e il viaggio sono cose naturali, e compie gli studi all'università di Gottinga.

Ancora molto giovane, accompagna il padre in Oriente: Italia, Corfù, Costantinopoli, Asia Minore, Siria, Gerusalemme, Alessandria. Lungo la strada disegna un gran numero di monumenti antichi. Al ritorno entra in diplomazia: segretario d'ambasciata a Roma presso Chateaubriand nel 1828, si dimette con lui l'anno seguente. Dopo la rivoluzione del 1830 è per breve tempo aiutante di campo di La Fayette, poi passa all'ambasciata di Londra sotto Talleyrand e alla legazione di Assia-Kassel. Succede in seguito al padre come deputato di Seine-et-Oise, per la circoscrizione di Étampes.

Prima della diplomazia viene la spedizione che fonda la sua reputazione. Nella primavera del 1828, con l'ingegnere Linant de Bellefonds, allora al servizio di Mehmet Ali, attraversa il Sinai, raggiunge Aqaba e risale fino a Petra, dove i due uomini sono i primi francesi a soggiornare. Ne ricava il Voyage de l'Arabie Pétrée, grande in-folio uscito a Parigi presso Giard nel 1830, e diffuso fino al 1833 secondo l'Encyclopædia Universalis, le cui tavole riproducono i suoi stessi disegni. Una traduzione inglese, Journey through Arabia Petraea to Mount Sinai, fa conoscere il libro oltremanica.

Laborde si volge poi alla storia dell'arte. Pubblica studi sugli inizi della stampa a Strasburgo e a Magonza, sull'incisione a maniera nera, sul Rinascimento delle arti alla corte di Francia, oltre a un Commentaire géographique sur l'Exode et les Nombres. Eletto all'Académie des inscriptions et belles-lettres nel 1842, diventa conservatore al Louvre (nel 1845 secondo l'Encyclopædia Universalis, nel 1847 secondo altre voci), poi responsabile delle collezioni del Medioevo e del Rinascimento, prima di andarsene nel 1854 dopo contrasti con Nieuwerkerke. La sua relazione sull'Esposizione universale di Londra del 1851 sostiene l'unione delle arti e dell'industria.

Nominato direttore generale degli Archivi dell'Impero nel 1857, fa costruire nuovi depositi, crea il museo della Storia di Francia all'Hôtel de Soubise e avvia i grandi inventari. Malato, si ritira nel 1868, anno in cui entra al Senato. Muore al castello di Beauregard, a Fontenay, nell'Eure, il 25 o il 26 marzo 1869 secondo le fonti. Il suo immenso schedario di atti parigini, copiati prima dell'incendio dell'Hôtel de Ville nel 1871, è stato depositato dal figlio Alexandre alla Bibliothèque nationale nel 1926; resta uno strumento fondamentale per la storia degli artisti.

I suoi libri da Itinerarium